«SHANGAI LOUNGE DIVAS - Artisti Vari» la recensione di Rockol

Artisti Vari - SHANGAI LOUNGE DIVAS - la recensione

Recensione del 30 set 2004 a cura di Paola Maraone

La recensione

La Cina non è mai stata più vicina di adesso. Mentre il sovraffollato Paese-bulldozer si avvia a diventare la seconda superpotenza mondiale, consumando cemento per costruire grattacieli, inventando una nuova tecnologia al giorno, bruciando l’Europa e tallonando molto da vicino gli Stati Uniti, noi restiamo qui: al palo. Inchiodati a subirne il fascino, in Italia compriamo felici borsette tarocche; costano pochi euro e sono più belle di quelle vere. E poi mangiamo in compagnia degli amici quantità industriali di involtini e riso cantonese, che piacciono a tutti e non fanno male a nessuno. E quando proprio vogliamo esagerare, saltiamo sul primo aereo e ci bruciamo le ferie tra Pechino, Shanghai e l’area rurale dello Yunnan, nel tentativo di invadere (pacificamente) loro, prima che loro invadano noi. Del tutto inutile: da queste parti, ormai, si respira Cina ovunque. Come dimostra una delle più recenti e più furbe uscite della Emi/Virgin, che mette su doppio cd – da una parte i remix, dall’altra gli originali - le dive della canzone cinese anni Trenta. Signore eleganti con gli occhi bistrati, regine della torbida Shanghai, che in mezzo a trafficanti e fumerie d’oppio facevano la bella vita prima che arrivasse Mao a spegnere tutti i grammofoni. Bene: le loro registrazioni, sopravvissute – è un miracolo – alla Rivoluzione Culturale, sono ora elegantemente remixate e diventano la colonna sonora ideale per una trendissima serata italo-cinese. I dischi, pubblicati in origine dalla Pathé (la Emi cinese), sono rimasti per anni accatastati in uno studio di Mumbay, in India: qualcuno li ha ritrovati in perfetto stato, e li ha remixati in chiave lounge. Secondo la cartella stampa le dive protagoniste di quest’album erano idolatrate come Ella Fitzgerald in Occidente, e noi non possiamo far altro che decidere di fidarci: non crediamo che nessuno sia in grado di dire qualcosa a favore, o contro, signore dai nomi esotici come Bai Hon, Yao Lee, Chang Loo, vissute peraltro più di settant’anni fa. Certo il remix le attualizza, le rende vive e moderne. Ma le omologa anche, schiacciandole l’una addosso all’altra sotto il cappello neanche troppo ampio della lounge music. Il nostro consiglio –esattamente opposto a quello della cartella stampa – è quello di andare a sentirvi gli originali: forse non diventeranno mai il vostro disco preferito, ma se li ascoltate sorseggiando un po’ di tè verde e facendo uno sforzo di immaginazione forse riuscirete a farvi venire in mente qualche vaga immagine della Cina dei tempi che fu. Quella - purtroppo – è irrimediabilmente lontana.

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