«GIORGIO CANALI & ROSSOFUOCO - Giorgio Canali» la recensione di Rockol

Giorgio Canali - GIORGIO CANALI & ROSSOFUOCO - la recensione

Recensione del 23 set 2004 a cura di Luca Bernini

La recensione

Giorgio Canali è uno dei pochi con cui puoi usare la parola rock senza paura di sbagliarti e soprattutto senza bisogno di aggiungere altri tipi di aggettivi o definizioni specifiche. Rock è lui, rock è la sua scrittura (anche per quanto riguarda i testi), rock i suoi riferimenti e i suoi trascorsi (chitarra dei CSI/PGR, produttore dei Verdena e tanti altri), rock i suoi live – tirati e rabbiosi all’inverosimile -, rock i suoi dischi, come questo suo terzo lavoro, che ci mette anche nell’ingombro di non avere un titolo, se non grafico, ma in compenso di aver mutuato dal titolo dell’album precedente il nome della band che lo accompagna in questo. Dopo un primo disco al vetriolo come “Che fine ha fatto Lazlotoz?”, pieno di canzoni e suoni, e un secondo album (“Rossofuoco”, per l’appunto) in cui invece era l’impatto sonoro ad avere predominanza su melodie e armonie, con “(freccia giù)” Giorgio Canali arriva al suo disco più fatto di canzoni e trasversale, in cui il suono, l’impatto e l’impeto sono al servizio dei brani, in alcuni casi piacevolmente sorprendenti in quanto a fruibilità: ne è un esempio l’iniziale “Precipito”, firmata con Gianni Maroccolo, e, per molti versi, un manifesto del disco, diario ancora una volta caustico e bestemmiato del nonsense che ci circonda. Un incipit degno del film “L’odio” che si sviluppa poi intorno ad altri momenti in cui Canali regola i suoi conti in sospeso con il mondo: la servitù americana (“Guantanamo”), l’informazione oscena e il magico mondo dell’entertainment (“No pasaran”, “Questa è una canzone d’amore”), il malessere di vivere (“Mostri sotto al letto”, “Rime con niente”), le nostre mine antiuomo a norma di legge (“Fuoco amico”), e una grande canzone d’amore (“Questa no”). Il tutto con il suono crudo della sua band, aprendo in chi ascolta voragini d’anima e un’eccitazione cruda, eroica e disillusa. E’ un disco che fa riflettere, come tutti i grandi dischi rock, ma è anche un disco su cui non bisogna troppo stare a riflettere, come tutti i grandi dischi rock. Quello che conta è che Giorgio Canali c’è, e – a modo suo – sa farsi ascoltare. Album come questo, semplici e diretti, sono piccoli tesori dentro cui specchiarsi. Cos’altro chiedere?

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