«PORTA VAGNU - Ivan Segreto» la recensione di Rockol

Ivan Segreto - PORTA VAGNU - la recensione

Recensione del 23 ago 2004 a cura di Paola Maraone

La recensione

Un disco così anche solo pochi anni fa non sarebbe mai uscito. Oggi che il jazz va di moda finalmente qualcosa si muove, e i musicisti del settore escono dalle loro nicchie. Tanto meglio per Ivan Segreto, fino a ieri impegnato a studiare alla Civica di Milano, adesso – più felicemente - a raccontare la sua Sciacca e la sua Sicilia con un cd che ha nove brani appena ma tanta musica dentro, e tante storie. “In una piccola città come Sciacca non ci sono molti sbocchi per il mio campo”, ha spiegato lui, che pure il primo anno al Nord pativa per la carenza cronica di sole, e però ha stretto i denti e portato un demo con quattro canzoni a Rudy Zerbi, il direttore artistico della Sony.
Dice Ivan che non gli piacciono le etichette né i confronti, però di questo disco si può senz’altro dire che oltre che jazz è anche un po’ rock, pop, swing, e poi che è intenso, come lui (non per nulla ha conquistato all’istante Franco Battiato, che l’ha voluto subito con sé in tour). Questo nuovo jazz “sporco” non è puro né scolastico, non rispetta standard e se ne frega delle regole e della metrica. Se ne frega anche dei tempi radiofonici eppure le radio si sono innamorate del singolo, e l’hanno trasmesso parecchio. Impossibile? Niente affatto: in sostanza qui ci sono nove canzoni d’atmosfera, di quelle di cui non ti stuferesti mai, scritte con garbo per pianoforte e spazzole, con qualche richiamo al Brazil di Jobim, che infatti è uno dei suoi idoli ("Il mercato del broncio") e un non dichiarato omaggio a Gino Paoli ("Inverosimile"). “Questi brani sono stati composti in un arco di tempo piuttosto lungo. Raccontano di vicende che ho vissuto” – tema principe, l’amore – “dei profumi e dei colori dei luoghi che conosco”. E poi c’è la canzone che dà il titolo all’album: il testo è stato scritto tanto tempo fa da zio Nino, un artista di strada che si dilettava con la chitarra, Ivan l’ha ripreso, ha elaborato la musica e fatto un pezzo che canta in siciliano stretto – ma in fondo è vero che le parole non hanno importanza, e che alla fine, volendo, ci si capisce benissimo.


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