(Paolo Giovanazzi)
Boosta - ICONOCLASH - la recensione
Recensione del 08 giu 2004
Raf si chiedeva anni fa cosa resterà degli anni 80. Oggi si potrebbe
rispondergli che è rimasto più o meno tutto, a giudicare dai continui
recuperi a base di One Shot e compilation assortite, nonché di cover, remix
e riletture in tutte le chiavi possibili. In effetti, gli ultimi anni sono
stati una specie di continuo revival di quell’epoca, mai esploso però in
modo massiccio e definitivo, come è accaduto invece agli anni '60, ormai
accoppiati inevitabilmente all’aggettivo “favolosi”. Insomma, l’idea di
Boosta di ripescare nel suo album canzoni italiane degli anni '80 non ha
granché di avventuroso, ma per fortuna il tastierista dei Subsonica non si
accontenta di cavalcare l’onda e rimescola le carte in tavola. Giocando a
incrociare il pop italico con la new wave, Boosta si diverte con ritmiche
electroclash e arrangiamenti che riecheggiano quello che all’epoca si
chiamava dark. Inoltre, mette insieme una selezione varia, con meteore da
classifica del periodo (presenti in forze), ma anche outsider come l’Ivan
Cattaneo di “Polisex” e il Garbo simil-Bowie di “A Berlino… va bene”,
coinvolti personalmente nell’operazione come pure i Righeira e Ryan Paris.
Peccato che non abbia pensato a fare qualcosa di simile anche con le
immagini: avrei visto volentieri una foto di Gazebo con i capelli di Robert
Smith, ad esempio. Divertimento del titolare a parte, l’esperimento non
sempre funziona. La riverniciata a tinte scure appesantisce troppo pezzi
come “I like Chopin” e “Masterpiece”, che funzionano meglio nella originaria
veste dandy-vanzinesca e anche il “Rock’n’roll robot” di Alberto Camerini
diventa un cyborg malmostoso e duro da digerire. Il trattamento-Boosta si
lega bene invece alla malinconia vacanziera di “L’estate sta finendo” e
tutto sommato anche a “Milano e Vincenzo” di Alberto Fortis; stranamente
risulta un po’ smorzata la rabbia biliosa dell’originale, ma la nuova
versione regge. Forse perché è una bella canzone, mentre “Dolce vita” di
Ryan Paris resta una vaccata – magari anche divertente - comunque la si
rigiri. A completare il tutto, ci sono un paio di brani originali “The
expired one” e “Landscape”, in linea con i suoni del resto dell’album. C’era
bisogno di un album simile? Probabilmente no. Ma anche i Righeira si
proclamavano inutili e, proprio per questo, indispensabili.
(Paolo Giovanazzi)
(Paolo Giovanazzi)
Tracklist
01. Intro (English)
02. I like Chopin
03. Rock’n’roll robot
04. A Berlino… va bene
05. Cofee break (English)
06. L’estate sta finendo
07. Dolcevita
08. Milano e Vincenzo
09. Masterpiece
10. Happy children
11. Polisex
12. Outro (Italian)
13. The expired one
14. Landscape