«MYSTERIES OF FUNK - Grooverider» la recensione di Rockol

Grooverider - MYSTERIES OF FUNK - la recensione

Recensione del 18 gen 1999

La recensione

I misteri del funk sono le molteplici coniugazioni della musica nera nata nei primi anni sessanta dall'energia di James Brown e moltiplicatasi negli anni in forme sempre più diverse e imprevedibili. "Mysteries of funk" è la personalissima interpretazione del funk secondo Grooverider, il cavaliere del ritmo che è tra i padrini - un "godfather", appunto - del drum‘n’bass. Il disco si apre con un’introduzione fantascientifica: le voci di Star Trek annunciano la distorsione temporale in cui si materializza il jazz cibernetico. Grooverider è ai comandi dell'astronave. In "Cybernetic jazz" illustra la poetica del disco: i suoni e le strutture del drum‘n’bass come strumenti per studiare atmosfere che oscillano tra il jazz elettrico à la Miles Davis (nel periodo di Bitches Brew) e le colonne sonore dei film di blaxploitation. Alle sonorità più classiche del genere si affiancano poi suoni che sembrano campionati da strumenti veri, più caldi rispetto a quelli preferiti da altri sperimentatori come Photek. In "On the double" ci sono moltissime trombe, dal suono vibrato, o ammorbidito dalla sordina, e alcuni fraseggi di flauto: potrebbe essere la versione futuristica di un poliziesco anni 70 tipo "Superfly". "Time and space" va ancora più avanti, ospitando - oltre alla splendida voce di Roya Arab - veri e propri assoli di tromba, anche in duetto con una piano elettrico: potrebbe essere "Miles in the sky" (uno dei dischi di rottura del trombettista americano, in cui il jazz incontra gli strumenti e i suoni del rock elettrico), oggi. Il brano è molto ipnotico ed è il più riuscito dell'album. "Imagination, parts 1 and 2" è il brano manifesto di "Mysteries of funk", passando da un inizio denso di funk e jazz, per approdare a suoni più meccanici. In "Imagination part 3" si colgono accenni di trip hop. In "Rainbow of color", la voce di Roya Arab guida una singolare fusione di ritmiche jungle con suoni dub. Velocità e dilatazione sotto una melodia che ricorda lo stile di Bjiork. "Where's jack the ripper" e "Rivers of Congo" recuperano i suoni più duri e distorti della jungle più ortodossa, così come "C funk" - leggermente noiosa - e la rumorista "560°" animata da mugolii elettronici e implacabili beats. L'astronave di Grooverider atterra in "Starbase 23", tappa di un viaggio interstellare destinato chissà dove. Se il titolo dell'album promette funk e mistero, i brani ci regalano una colonna sonora per astronauti. Sull'influenza del jazz e del funk predomina un senso di freddo da spazio profondo, lo zero assoluto dell'emozione; il disco è bello, ma celebrale e ostico. Questo è il prezzo che paga molta musica drum‘n’bass: innovativa e influente (chi non cita il d&b, oggi, è arretrato), ma algida, quasi insopportabile. Da una parte pionieri come Roni Size che - con i suoi Reprazent - cerca l'equilibrio ideale dell'interazione tra uomo e macchina; in mezzo i Four Hero, tra ariose orchestrazioni e suono scarno nelle due pagine del loro album ("Two pages", appunto). All'altro estremo sperimentatori come Grooverider, in viaggio tra le galassie di suoni per cibernauti. Ma tant'è. Questo è il 1999, l'anno di un vecchio telefilm di fantascienza.

TRACKLIST

02. Rainbow of colours
03. On the double
04. Time and space
05. Where's Jack the Ripper
06. Fly with me
07. C funk
08. Starbase 23
09. Time and space (heaven mix)
10. Rivers of Congo
11. Imagination (parts 1 and 2)
12. 560*
13. Imagination (part 3)
14. Stay with me
15. Rainbows of colour (heavens breath)
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