«SO-CALLED CHAOS - Alanis Morissette» la recensione di Rockol

Alanis Morissette - SO-CALLED CHAOS - la recensione

Recensione del 28 mag 2004 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Certi album nascono sotto cattivi auspici. Questo quarto disco di Alanis Morissette, per esempio: più volte annunciato e più volte rinviato, come testimoniano le numerose news di Rockol al proposito.
Certi album nascono sotto cattivi auspici, ma non sono poi così male: la suddetta tormentata storia della pubblicazione rimandata del disco poteva lasciar supporre un disco altrettanto tormentato, difficile da portare a termine o cose del genere. E invece “So called chaos” è un disco semplice, breve e sintetico, senza troppi fronzoli se non quelli tipici del personaggio: insomma la quintessenza del “suono – Morissette”. Che è fatto di ritmiche sincopate e tendenzialmente elettroniche, un’attitudine rock (il cantato aggressivo e l’uso delle chitarre) e diverse aperture alle ballate, qualche suono orientaleggiante. Tutto questo si ritrova nelle 10 tracce di questo CD. Ovvero, piacevoli esercizi di pop rock, come “Eight easy steps” (un’altra lista, dopo le “21 things I want in a lover” di “Under rug swept”, ultimo disco di inediti di due anni fa) o “Knees of my bees”. Oppure ballatone come il singolo “Everything” (criticato in America perche contiene la parola “Asshole” nella prima frase: “Potrei essere una stronza del tipo peggiore”. Ma Gene Simmons dei Kiss ha scelto questa parolaccia addirittura come titolo del suo nuovo disco solista…) o la meno incisiva (e un po’ più lagnosa) “This grudge”. Tutto perfetto, tutto piacevolmente a posto.
Certi album nascono sotto cattivi auspici, ma non sono poi così male, però alla fine non lasciano il segno. Il precedente “Under rug swept” era una via di mezzo tra il multimilionario e poppettaro “Jagged little pill” e il logorroico “Supposed former infatuation junkie”. Questo “So called chaos” nulla toglie e nulla aggiunge al curriculum della Nostra, senza neanche mostrare grandi vette. I fan saranno contenti, ma forse gli ascoltatori distratti inizieranno un po’ a stufarsi. Insomma, i tempi del successo di massa di “You oughta know” e “Ironic” sembrano lontani, così come sembrano lontane le canzoni di quell’impatto, sostituite da esercizi di stile, per quanto piacevoli. Alanis Morissette si avvia a diventare una brava artista di medio successo e di media caratura artistica. Forse a lei va bene così. Al pubblico, al solito, spetta la parola finale.

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