«LAGRIMAS NEGRAS - Bebo & Cigala» la recensione di Rockol

Bebo & Cigala - LAGRIMAS NEGRAS - la recensione

Recensione del 17 mag 2004 a cura di Paolo Biamonte

La recensione

Sono i piccoli miracoli che fanno innamorare della musica. Già, proprio quelli di cui parla Lello Arena nel suo sketch geniale dove spiega la differenza tra un miracolo grande e uno piccolo aiutandosi con il tono della voce e con i gesti delle mani. Ecco, “Lagrimas Negras” è un piccolo miracolo, compiuto da Bebo Valdès e Diego “El Cigala” con il contributo fondamentale del regista Fernando Trueba e di un gruppo di artisti tra i quail spiccano Caetano Veloso e Paquito D’Rivera.
Già la biografia di Valdés è una pagina dell’irresistibile epica della musica: Bebo ha 86 anni, è uno dei più grandi pianisti cubani, uno, per intenderci, che ha diretto l’orchestra del Tropicana dove ha militato Benny Moré, è stato uno dei grandi innovatori del mambo e dei protagonisti della diffusione del latin jazz, negli anni ’60 è emigrato a Stoccolma dove per anni ha sbarcato il lunario suonando il pianoforte negli alberghi di una grande catena.
Diego “El Cigala” è stato l’allievo prediletto di Camaron de la Isla, il maestro assoluto del duende, e oggi è una delle star della nuova generazione del canto flamenco. Questa è la prima volta in cui incide un repertorio di canzoni di tradizione diversa. A mettere insieme Bebo e Cigala è stato Fernando Trueba, il regista premio Oscar che ha diretto quel “Calle 54” (il nome della sua etichetta) che è per il latin jazz quello che Buena Vista Social Club di Wenders è per la musica cubana.
“Lagrimas Negras” è una straordinaria miscela di mambo e flamenco, di jazz e afro cuban, di bolero e tango suonata con un’intensità formidabile.
Il pezzo che dà il titolo all’album, per esempio, è una composizione di Miguel Matamaros ed è una delle melodie più belle che siano state scritte a Cuba. Basterebbe già questa versione per spiegare come mai El Cigala sia stato definito “il Sinatra del flamenco” quando a Miami ha cantato “Lagrimas Negras” insieme a Bebo Valdés per la prima davanti a una platea di cubani. Trueba ha avuto davvero una grande intuizione nel tentare l’esperimento di fondere una vocalità così particolare con un pianismo di sopraffino virtuosismo jazzistico. I melismi, i toni ruvidi, a volte urlati, gutturali, appassionati di “El Cigala” seguono le linee di melodie per lui inconsuete completandosi con le traiettorie vertiginose di Valdés. Accade così per tutti e nove i brani che formano un’ antologia delle più belle canzoni d’amore cubane, sudamericane e spagnole. A impreziosire quest’affascinante gioco a due ci sono gli interventi del sax alto di Paquito D’Rivera, il contrabbasso di Javier Colina, il violino di Federico Britos.
Forse l’apice emotivo viene toccato con la conclusiva “Eu sei que vou te amar”, una canzone di Vinicius de Moraes dove Caetano Veloso recita la sua “Curacao vagabondo”: in questo gioco di rimandi tra Cuba, la Spagna e il Brasile, mentre le piccole rapsodie di Bebo illuminano il recitato di Caetano e portano la voce di “El Cigala” a sfidare la sua stessa intensità, sembra di cogliere il senso profondo di questo album che è il canto del sud, quel sud che è molto di più di un punto geografico, è un modo di intendere la vita, un’idea del mondo. Un mondo dove grazie al mambo e il flamenco si moltiplicano all’infinito le possibilità di sentirsi uniti.

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