«YOU ARE THE QUARRY - Morrissey» la recensione di Rockol

Morrissey - YOU ARE THE QUARRY - la recensione

Recensione del 23 mag 2004

La recensione

Come in amore, così anche nella musica la lontananza può essere una buona cosa: aspettare qualcuno può far crescere il desiderio. I tempi della musica, si sa, sono più dilatati: 7 anni sono un’eternità, in amore. Anche in musica, ma non in modo così drammatico: l’ultimo disco di inediti pubblicato da Morrissey risale al ’97 e pochi di quelli che già lo conoscevano si sono dimenticati di lui, complice il fatto che ha continuato a tenere concerti, passando anche dall’Italia.
Sarà per questa lunga assenza che “You are the quarry” suona così piacevole alle orecchie di chi lo ascolta? Sarà la malinconia cha fa sì che sembri di risentire i momenti migliori degli Smiths, gruppo amatissimo ad anni di distanza dal suo scioglimento?
Sarà anche questo. Sta di fatto che il Nostro è tornato alla grande, molto più in forma che nelle sue non esaltanti ultime prove da solo. Questo è il motivo per cui “You the quarry” piace e convince.
Da solo Morrissey non ha mai avuto grandi picchi. Ha sempre replicato la formula degli Smiths – un pop rock chitarristico – ma senza avere alle spalle il grande Johnny Marr. Tutto il peso ricadeva così sui suoi testi – quelli si, sempre grandi: ironici, caustici, la quintessenza dello humor inglese - e della sua voce. Forse solo il primo disco, “Viva hate” era all’altezza del passato.
In “You are the quarry” Morrissey sembra avere trovato anche musicalmente una formula che funzioni. Certo, è sempre quella "smithsiana". Ma per una volta canzoni come “I have forgiven jesus” o “How can anybody possibly know how I feel” non fanno rimpiangere il passato. E poi ci sono quei testi. Che ti dicono che l’America non è il mondo solo perché ha inventato l’hamburger o perché si proclama democratica, ma i suo presidenti non sono mai neri, donne o gay (“America is not the world”). Ti dice che il mondo è pieno di gente terribilmente noiosa, e che lui non è una di quelle persone (”The world is full of crashing bores”). O, incazzato, si chiede come qualcuno possa anche solo pensare di immaginare quello che lui prova (“How could anybody possibly know how I feel”). Insomma, Morrissey al suo meglio.
L’unico dubbio è: il mondo musicale del 2004 è pronto per uno come Morrissey? Lo era negli anni ’80. Ma oggi, che l’autoironia sembra scomparsa dal pop? Certo, molta gente impazzisce per gente come Belle &Sebastian o Travis. Ma speriamo che le nuove generazioni sappiano anche ritornare alle origini di quel suono: “You are the quarry” sembra fatto apposta per questo scopo, oltre che pere rendere felici i vecchi fan degli Smiths.

(Gianni Sibilla)

”America is not the world”
”Irish blood, English heart”
”I have forgiven Jesus”
”Come back to Camden”
”I’m not sorry”
”The world is full of crashing bores”
”How could anybody possibly know how I feel”
”The first of the gang to die”
”Let me kiss you”
”All the lazy dykes”
”I like you”
”You know I couldn’t last”.
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