«A BERLINO...VA BENE - Garbo» la recensione di Rockol

Garbo - A BERLINO...VA BENE - la recensione

Recensione del 30 mag 2004 a cura di Ivano Rebustini

La recensione

Meglio tornare a Berlino che chiudersi in una Beauty Farm, su questo non c’è dubbio. Anche se Bowie manca da un pezzo e il Muro è caduto, altro che decadente. Garbo opta per la retrospettiva (vabbè, restaurata) e sulla scia del rinato interesse, si dice così, ripropone su cd - in combutta con la EMI, che ha fiutato il ritorno di fiamma per il synth pop - i primi due ellepi pubblicati dal poco più che ventenne Renato Abate nei “favolosi” anni Ottanta: “A Berlino… Va bene” e “Scortati”. A questi due dischi, di cui si parla in questa recensione, si aggiunge anche la ripubblicazione (con inediti, vedi news) cdi "Fotografie", la raccolta che Garbo pubblicò nel 1984, dopo avere partecipato con "Radioclima" al Festival di Sanremo .
Prima era venuto lo stuzzichino con salto della cena di “Quanti anni hai?”, il singolo dell’83 ricantato per i Delta V nell’album “Psychobeat” del ’99: i tempi non erano maturi, di solito è una scusa bell’e buona, ma probabilmente in questo caso è vero, e non è certo una curiosa coincidenza se il nuovo album del trio s’intitola “Le cose cambiano” (“Vorrei regnare sulle cose che cambiano”: dice qualcosa a qualcuno?).
Poi è stata la volta di Boosta, l’ ”eclettico tastierista” dei Subsonica, che tra un Camerini e un Cattaneo, un Gazebo e due Righeira, ha infilato la cover di “A Berlino… va bene” in “Iconoclash”, il suo omaggio agli Eighties. In una logica un po’ di accerchiamento, l’album è uscito il 16 aprile, lo stesso giorno in cui hanno rivisto la luce “A Berlino… va bene” the original (dell’81) e “Scortati” (1982), sulla cui copertina Garbo appare ritratto come una sorta di David Sylvian de’ noantri.
E non è finita qui: già in circolo - curato da Fred Ventura e Alex Noize - il remix di “Radioclima”, il brano che Garbo portò al Festival di Sanremo (tu quoque) nel 1984, il 28 maggio - non c’è due senza tre, proprio vero - sarà la volta di “Fotografie”, il best edito nello stesso anno, che conterrà l’”ElectroClima Mix Edit” e altre quattro bonus tracks: “Cose veloci”, “Quanti anni hai?”, “Stagione vuota” e “Generazione”, nella prima versione tratta da “Scortati”.
Tornando ai due album in oggetto, l’operazione, bisogna riconoscere, non è un banale copiaincolla: la musica è stata sottoposta a un bombardamento di ormoni da parte di Gianluca Lazzarin, mentre MURIeL - rispettando le copertine d’epoca - ha dotato il progetto di acconci booklet, forti delle liriche e di nuove foto del musicista (un po’ imbolsito, ma fa ancora la sua porca figura). Quanto a Garbo, ha scritto di suo pugno - beh, pugno si fa per dire - brevi testi a mo’ di prefazione o di postfazione, fate voi: l’ex ragazzo pieno di sogni prima si sente onorato nel constatare che un suo piccolo gesto sia ancora visibile e udibile sul tavolo del tempo, poi rievoca quella certa aria di cambiamento, quell’onda elettrica e nuova che voleva spostare le cose, le idee, la musica.
Appunto: parole, parole, parole… ma la musica? Con l’orecchio di poi, forse anche grazie all’autoemotrasfusione sonora, il poppetto elettronico di Garbo suona bene, anche se nel primo disco qualche volta l’Abate canta come se avesse ingoiato una scopa, “Lili Marlene” è un tantinello imbarazzante e i testi in quattro lingue (oltre all’italiano: inglese, francese e tedesco) evocano certi corsi di pronta beva della De Agostini. Decisamente meglio il secondo lavoro, con “Vorrei regnare” che - cadesse un fulmine adesso sul pc che la sta diffondendo - è senza ombra di dubbio la canzone più bella del milanese con la emme minuscola, e comunque in un annetto, mese più mese meno, il ragazzo aveva fatto passi da gigante. Tra i musicisti, per finire, un monumento dell’italico prog in “Berlino” (è il programmatore dei synth Giuseppe “Baffo” Banfi, già funambolico cheibordista di Un biglietto per l’inferno) e un manipolo di bravi sescionmen in “Scortati”, dal batterista Alfredo Golino al bassista Franco Testa, dal tastierista Matteo Fasolino al chitarrista Giorgio Cocilovo.
Tanto tuonò che piovve, Garbo ha anche ripreso a pieno ritmo l’attività live: facile, se non facilissimo che le ristampe possano più di tutti i dischi “indipendenti” incisi tra il ’90 e il 2002. Perché se indie è bello, major qualche volta lo è ancora di più.

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