«18 MONKEYS ON A DEAD MAN'S CHEST - David Thomas & Two Pale Boys» la recensione di Rockol

David Thomas & Two Pale Boys - 18 MONKEYS ON A DEAD MAN'S CHEST - la recensione

Recensione del 03 giu 2004

La recensione

A quanto pare, David Thomas è comodo quando occupa postazioni marginali. Ha conquistato lo status di eroe di culto grazie ai suoi trascorsi con i Rocket From The Tombs e soprattutto con i Pere Ubu, finendo spesso nelle classifiche degli album essenziali del rock. In quelle di vendita invece non ha mai messo il naso: canta con voce sgraziata e la sua musica è spigolosa quanto il suo temperamento. In effetti, è il frontman ideale per una formazione improbabile come i Two Pale Boys, ovvero un chitarrista/violinista (Keith Moliné) e un trombettista (Andy Diagram, ex dei James, un ulteriore tocco incongruo) che maneggiano anche strumenti elettronici. “18 monkeys on a dead man’s chest” conferma che Thomas segue traiettorie tutte sue, senza preoccuparsi minimamente di incrociare le tendenze correnti. Forse il duro riff di “Numbers man” potrebbe piacere a qualche giovane goth-rocker di vedute particolarmente aperte, ma per il resto si viaggia nelle terre desolate care all’ex-Pere Ubu. Il suo melodeon rimanda a certi momenti di Tom Waits all’epoca di “Swordfishtrombones” (un riferimento già tirato in ballo in passato dalla rivista The Wire), calato però in un’atmosfera gelida da dopobomba, punteggiata da dissonanze, da repentini graffi di tromba e dalla strana voce del leader. Difficile indicare degli episodi che emergono: queste improvvisazioni collettive successivamente smontate e rimontate in studio sono da prendere o lasciare in blocco. I cultori di Thomas possono tranquillamente acquistare l’album a scatola chiusa. Non rimarranno delusi e dovranno solo decidere quale posto debba occupare nella classifica personale. I neofiti possono provare ad avvicinarsi a un gruppo che non assomiglia a nessun altro in circolazione, con la sola avvertenza di non lasciarsi ingannare dal dichiarato omaggio a Dylan di un titolo come “Sad eyed lowlands”: di cantautorato rock classico qui c’è ben poco. In compenso, ci sono intelligenza e passione, nascoste dietro una facciata scorbutica e poco accomodante.

(Paolo Giovanazzi)

TRACKLIST

01. New Orleans fuzz
02. Numbers man
03. Little sister
04. Habeas corpus
05. Brunswick parking lot
06. Nebraska alcohol abuse
07. Sad eyed lowlands
08. Golden surf
09. Prepare for the end
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