«HOPES AND FEARS - Keane» la recensione di Rockol

Keane - HOPES AND FEARS - la recensione

Recensione del 19 mag 2004 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Una delle parti del lavoro (ammesso che lo si possa chiamare tale) di chi scrive di musica è relazionarsi con i discografici. Ai quali chiedi dischi, informazioni e che, a loro volta, ti sottopongono gruppi sui quali puntano, da recensire o da intervistare. Insomma, è un avere e dare. Ma questo, forse, lo sapete.
Messa così sembra abbastanza semplice. Ma il sistema musicale è "storto" - e a Rockol spesso ve lo facciamo vedere, quando possiamo e quando ce n'è occasione. Una delle occasioni spesso nascoste di "stortura" del sistema di rapporto tra case discografiche media è il lancio di un nuovo gruppo. Spesso le discografiche puntano su gruppi improbabili, e con richieste più o meno persuasive ti chiedono di fare lo stesso. E si finisce per osannare o parlare di gruppi già defunti in partenza.
Capita -sì, capita- che tra i discografici tu abbia un amico, di cui ti fidi anche in termini musicali. E capita che questo amico discografico (sembra una contraddizione...) ti dica: occhio a questo gruppo. E te lo dice non solo perché lo pubblica la sua casa discografica, ma perché in quel gruppo ci crede e gli piace. E capita pure che quell'amico, quel discografico abbia ragione. Si, capita anche questo: i discografici ogni tanto hanno ragione...
Questo lungo preambolo per dire che i Keane - che il sottoscritto ha per l'appunto scoperto grazie alla dritta di un amico discografico, fino a rimanerne letteralmente incantato quando qualche settimana fa hanno aperto la data milanese dei Veils - non sono l'ennesima "sola" inglese. Non sono l'ennesimo gruppuscolo destinato a fare una fiammata al primo disco, con la compiacenza del sistema, che poi li distruggerà alla prima mossa falsa. No, sono davvero una gran bella promessa. Anzi, una realtà.
Qualcuno ha scritto che suonano il miglior pop chitarristico inglese, ma senza le chitarre. Già, perchè questi Keane stanno simpatici a partire dalla formazione: batteria, tastiere e voce. Una cosa del genere la facevano già gli americano Ben Folds Five. I Keane sono meno malinconici e più divertenti. Devono molto al pop-rock epico degli anni '80 (Waterboys e U2 su tutti). E soprattutto sanno scrivere canzoni: “Somewhere only we know”, “Everybody's changing” e “Your eyes open” sono dei gioielli di melodia e piacevolezza, classe pura. E non sembra che ci siano solo due strumenti dietro. Perché i Keane, con una batteria e una tastiera (più spesso un piano elettrico, proprio come i primi Waterboys) riescono a riempire il suono senza sovraccaricarlo. E lo stesso, forse anche meglio, sanno fare dal vivo, come ha dimostrato il mini concerto milanese di qualche settimana fa.
Insomma, i Keane sono quasi perfetti. Sono diversi dai tanti gruppi che spuntano periodicamente da Inghilterra e America (ora vanno di moda le chitarre distorte, lo sapete). Hanno prodotto un disco, questo “Hopes & fears”, che non ha praticamente cali di tensione e che si fa godere dall’inizio alla fine. E dureranno a lungo, speriamo. E chi se ne frega se per una volta hanno ragione i discografici…

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