Zero 7 - WHEN IT FALLS - la recensione

Recensione del 05 mag 2004 a cura di Ercole Gentile

Quando un album di debutto coglie nel segno immediatamente, acclamato dalla critica e osannato dal pubblico, l’artista può essere colto da un enorme dilemma: continuare sulla stessa scia o cambiare rotta? Prima di mettersi al lavoro per la seconda opera discografica si trova, quindi, davanti ad un bivio, a due differenti strade: una più complicata e difficile, piena di insidie ma, alla fine della quale, ci si potrebbe ritrovare di fronte a sorprese; l’altra più tranquilla, di cui già si conoscono perfettamente i segreti e le forme, una via dove si sa esattamente come muovere i propri passi senza rischiare di cadere.

Henry Binns e Sam Hardaker (alias Zero 7), dopo i grandi consensi riscossi da “Simple things”, hanno deciso di imboccare la seconda via, quella già battuta e conosciuta; quella, tanto per intenderci, già percorsa in un altro campo musicale dagli Strokes con il loro secondo album (“Room on fire”) che ha proseguito senza troppi sconvolgimenti sulla strada tracciata dall’acclamato disco d’esordio “Is this it?”. Queste due formazioni, però, hanno anche un altro fattore in comune: Nigel Godrich (già produttore, tra gli altri, di Radiohead, Beck e Pavement). Gli Strokes, dopo averlo ingaggiato per la produzione del loro secondo lavoro, lo hanno scaricato, probabilmente a causa dei molti sconvolgimenti che Godrich voleva apportare al collaudato sound della band newyorkese, ed hanno preferito continuare per la loro via. Così non è avvenuto per gli Zero 7 che hanno deciso, invece, di collaborare con lui e stavolta Nigel Godrich (che ha curato le parti di chitarra ed i suoni in alcuni brani del disco) non ha voluto sconvolgere nulla (anche perché non ha curato in prima persona la produzione); anzi ha probabilmente dispensato, al duo londinese, il consiglio di non cambiare strada, ma, almeno per questo secondo capitolo, di proseguire il cammino.

“When it falls” è un’opera dalle atmosfere eteree, sognanti, nella quale le melodie create dai suoni caldi ed elettronici di Binns e Hardaker, si sposano alla perfezione con chitarre acustiche, flauti, fiati jazz e con le voci soul e delicate di vocalist come Mozez, Sia Furler, Sophie Barker (già presenti in “Simple things”) e della danese Tina Dico (che presta le sue doti vocali al singolo “Home”).
Il disco non è sicuramente una di quelle opere da analizzare canzone per canzone perché quello che presentano questi due artisti inglesi è un unico, lungo viaggio sonoro nei meandri della musica downtempo e chill-out: oltre alla innegabile somiglianza con “Simple things”, l’altra critica che si può muovere a questo album è il fatto di aver attinto in maniera probabilmente troppo chiara alla fonte dei francesi Air, dei quali riprendono in modo molto netto i suoni di “Moon Safari”, ma anche del recente “Talkie Walkie” (forse anche a causa del già citato Nigel Godrich, a cui è stato affidato il missaggio di quest’ultima opera del duo transalpino).
“When it falls” è un disco da ascoltare nel momento in cui si decide di staccare la spina, di uscire dalla fretta del mondo che corre e fermarsi a riflettere su se stessi: la scelta di continuare ciò che già avevano creato con il loro precedente lavoro ed una leggera mancanza di originalità, non possono andare ad intaccare un album con una tale capacità di regalare melodie avvolgenti e rarefatte, con una tale capacità di trasmettere sensazioni positive e delicate. Gli Zero7 hanno creato un lungo tappeto volante sul quale chiedono solamente di salire, chiudere gli occhi ed attendere che tutto inizi a volteggiare nell’aria soffice, cullati e scaldati da questo splendido “Warm sound”.


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