«ENGLISH ROOTS MUSIC - Jah Wobble» la recensione di Rockol

Jah Wobble - ENGLISH ROOTS MUSIC - la recensione

Recensione del 27 apr 2004

La recensione

Occhio al titolo: formalmente "English roots music" è un'espressione ineccepibile per un album composto per due terzi di materiale tradizionale. Il punto però è che l'idea di Jah Wobble di "musica delle radici" non passa affatto per la precisione filologica e per quello che si definisce comunemente "folk". Quindi, la classica annotazione "trad. arr." si deve intendere nel senso di una estrema libertà nel rielaborare il materiale. Usando la voce di Liz Carter come filo per tenere il legame con la tradizione, Wobble e i compari Jean-Pierre Rasle e Chris Cookson filtrano il materiale a suon di loop, echi dub e campionamenti. Tutto secondo copione, dati i trascorsi di Wobble, ma resta il problema di far funzionare il matrimonio fra le cosiddette "radici" e l'armamentario dub tipico del titolare della ditta. L'unione sembra funzionare solo a tratti, e convince soprattutto quando il materiale tradizionale viene stravolto in modo evidente. Un esempio è il blocco unico formato dallo strumentale "They came with a swagger" (un pezzo originale firmato da Wobble e soci) e dalla successiva "Press ganged", con la voce della Carter su uno sfondo ipnotico di pipes, suoni distorti e sezione ritmica. Anche gli strumentali in chiusura "Trance of the willow" (un frammento breve, dove fa capolino un suono che parrebbe un sitar) e "English reprise" sono convincenti. Ma anche in questo caso si tratta di farina del sacco degli Invaders of the heart, non di "english roots". Quando l'album pende più nettamente verso la tradizione, i risultati sono meno gradevoli e pezzi come "Byker hill" fanno pensare più che altro a una cantante folk calata in un contesto vagamente alieno senza troppa convinzione. Sembra quasi che il materiale di partenza opponga una sorta di resistenza ai tentativi di stravolgimento. Per il momento dunque, il matrimonio non s'ha da fare, ma "English roots music" è un tentativo interessante, a tratti anche riuscito, e i suoni e il basso di Wobble sono comunque apprezzabili. Forse, partire dalla tradizione senza sbandierare troppo il legame con le radici avrebbe permesso una maggiore libertà d'azione. In un ambito diverso, anche il Bob Dylan della fase folk faceva così: Woody Guthrie era il punto di partenza, ma la destinazione era tutta da definire.

(Paolo Giovanazzi)

TRACKLIST

01. Cannily Cannily
02. Banks of the sweet primorose
03. Unquite grave
04. Blacksmith
05. Blacksmith dub
06. Strange duet
07. They came with a swagger
08. Press ganged
09. Sovay
10. Byker hill
11. Trance of the willow
12. English reprise
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