«A.C.A.U. LA NOSTRA MERAVIGLIA - Gianni Maroccolo» la recensione di Rockol

Gianni Maroccolo - A.C.A.U. LA NOSTRA MERAVIGLIA - la recensione

Recensione del 23 apr 2004 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Ci sono tanti modi per parlare di questo esordio solista Gianni Maroccolo. Che, è noto, è una delle anime del rock italiano da oltre 20 anni: Litfiba, CCCP, CSI, PGR, e poi produttore e scopritore di musicisti, dai Marlene Kuntz in giù. O, meglio, disco “multisolista”: vi compaiono amici e colleghi, con cui Maroccolo ha collaborato o stretto legami nella sua carriera, da Lorenzo Cherubini a Battiato, da Carmen Consoli a Cristiano Godano, da Manuel Agnelli a... (la lista completa la trovate nella tracklist in fondo alla recensione).
Si potrebbe parlare, appunto, del suo ruolo nel far crescere la musica in Italia. Si potrebbe parlare degli ospiti, importanti e numerosi. Si potrebbe parlare della musica che ha composto, bella avvolgente e circolare come l’andamento delle maree. E si potrebbe parlare delle canzoni che ne sono venute fuori, che sono uno spaccato dei diversi generi che Maroccolo ha frequentato e fomentato: dal rock alla sperimentazione, dalla canzone d’autore all’elettronica. Si potrebbe parlare del mare, che ha ispirato tutta questa musica, e che ha ispirato buona parte delle parole che gli artisti hanno scritto per Gianni. Si potrebbe.
Ma il succo di “A.C.A.U.” (cosa significhi questo acronimo rimane un mistero, per stessa volontà di Maroccolo) è un altro: questo è uno di quei dischi che ti riconciliano con la musica. Perché, se la seguite, sapete che la musica italiana è spesso una guerra tra poveri, in cui si lotta per avere un poco di spazio o per cercare di fare qualcosa che sia interessante e/o originale (e spesso, poi, questo qualcosa non né interessante né originale…. Ma questa è un’altra storia). E’ davvero rinfrancante vedere e ascoltare un artista come Gianni Maroccolo mettere insieme questo “cast” e realizzare un disco come “A.C.A.U.”, in cui tutti cantano per il puro gusto di farlo.
Perché Gianni, come il gruppo di musicisti che frequenta da oltre vent’anni (quello che ruota attorno a CCCP, CSI e ora PGR), ha una concezione diversa del fare musica, lontana da quella che oggi sembra dominare (e che sta portando alla rovina il music business). Una concezione che richiede tempi lunghi, dedizione, pazienza e amore.
Forse è per questo che Maroccolo ci ha messo più di vent’anni a decidersi a fare un disco da solo. Ed è per questo, che quando l’ha fatto, da solo non è riuscito a rimanere. Ed è per questo che tutto questo calore, questa tensione si sente in ognuna delle canzoni. Personalmente ho molto apprezzato Lorenzo Cherubini e la sua “Una storia da raccontare all’alba” e “Sabbia” di Francesco Renga, che sono le due canzoni più “canzoni” del disco, e i mantra un po’ ipnotici di “Meloria’s ballad” (Cristina Donà), di “End coming over action bird” (Manuel Agnelli / Giorgio Canali). Ma sono solo preferenze personali, per l’appunto. Perché non c’è un momento debole in “A.C.A.U.”: tutti si sono messi a giocare e si sono rimessi in gioco. Davvero una cosa rara e preziosa.

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