«CONVIVENDO PARTE 1 - Biagio Antonacci» la recensione di Rockol

Biagio Antonacci - CONVIVENDO PARTE 1 - la recensione

Recensione del 18 apr 2004 a cura di Paola Maraone

La recensione

Al solito, Biagio non va ascoltato quando piove o si è depressi (se non all’unico scopo di intristirsi ancora di più – c’è in giro gente che ama farlo, a quanto pare). Se questa pensata dell’album diviso in due – otto canzoni adesso, per le altre otto bisogna aspettare ottobre – sia una mossa geniale o solo furba, è difficile da stabilire. Certo è che pagare appena 11 euro per un cd nuovo non è un male. A patto che dentro ci siano le canzoni, s’intende.
Ora, decidere se questo sia o non sia il caso di Antonacci è impresa ardua. Riconosciamo in lui perizia, abilità, nessuno mette in dubbio la sua “appartenenza alla scuola classica della musica d’autore”. Sono parole sue; parole sue anche le riflessioni in cui spiega di essere “un melodista, non uno tagliato per gli arrangiamenti pop”. In effetti qui dentro, di pop tout court, c’è appena il brano che da il titolo all’album. E le altre canzoni? Tutte “suonate solo sui tasti bianchi”, come dice lo stesso Antonacci, tutte in bilico tra la nostalgia delle hit del passato (“Non ci facciamo compagnia” ricorda pericolosamente i vecchi successi del cantautore) e il tentativo di trovare una vera chiave di svolta che faccia staccare un po’ Biagio da Biagio, lo porti oltre, più avanti (non necessariamente “altrove”).
Ce la fa, non ce la fa? Ascoltare per capire (forse). Il disco, comunque, è piaciuto alla gente, schizzando in vetta alle classifiche: segno che di questo tipo di canzoni, in Italia, la gente non ha mai abbastanza, e segno anche – azzardiamo – che il prezzo basso ha aiutato Antonacci come aiuterebbe molti altri. Se non vi danno fastidio le citazioni, con questo grazioso, gradevole, garbato dischetto vi divertirete: ci sono richiami a “Twist and shout” (in “Dopo il viaggio”), ai Coldplay (“Mai – Non ti prendi mai per come sei”), a Vasco Rossi (“Quell’uomo lì”), a Venditti (“Passo da te”), a Celentano (“Mio padre è un re”), a Mia Martini (“Il fiume dei profumi”, che chiude l’album, è una canzone che Biagio scrisse proprio per lei). I testi, poi, non possono non funzionare: storie d’amore finite, speranze malriposte, piccole gioie e dolori di tutti i giorni.
Se per purissimo caso cercaste qualcosa di estremamente coraggioso o innovativo, è naturale, correte a comprare un altro disco. Questo non è quello giusto, lo sanno tutti: anche Biagio.

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