Primus - RHINOPLASTY - la recensione

Recensione del 09 giu 1998

I Primus rilanciano un guanto di sfida al rock facile, quello strofa-ponte-ritornello e via contenti. Nel mirino, in questo "Rhinoplasty", ci sono i super raffinati del trip hop, delle contaminazioni. Uno dei pochi sopravvissuti di un’epoca gloriosa, Les Claypool si guarda intorno e lancia un fiero proclama: "Con batteria, basso e chitarra, noi possiamo andare dappertutto". E come alleati di tanta crociata, sono convocati tanti padri illustri, tant’è che si può parlare apertamente di cover-album. Sei pezzi su nove sono "rubati" ad artisti che non sempre hanno scelto musica addomesticabile, come è dimostrato ad esempio dall’allegra "Scissor man" degli XTC, o l’inquietante "The family and the fishing net" di Peter Gabriel. E che dire del gruppo che ha inventato il pop-rock più lussuoso degli anni ’80, i Police, il cui "lato oscuro" è omaggiato con "Behind my camel"? Tributi anche per l’amato Stanley Clarke, Jerry Reed e i Metallica (il gruppo che fu a un passo dall’ingaggiare Claypool come bassista - ma rimase sconcertato dalle sue impennate funky e dalle continue gag ispirate a Gatto Silvestro). Molteplici maestri perché molteplici sono le vie alla felicità nel rock; i Primus ne hanno scelta una che difficilmente li riporterà in classifica, ma certo li gratificherà della stima degli intenditori (cosa se ne faranno, poi, è affar loro). Dopo aver rivisitato le radici, i frutti finali sono i due brani "live", "Tommy the cat" e "Bob’s party time lounge", e una rivisitazione della vecchissima "Too many puppies". Inutile precisare che il tutto è suonato con la consueta maestria.

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