«TWO RAINY NIGHTS - LIVE IN SEATTLE & PORTLAND - Joe Jackson» la recensione di Rockol

Joe Jackson - TWO RAINY NIGHTS - LIVE IN SEATTLE & PORTLAND - la recensione

Recensione del 03 mar 2004

La recensione

L’uscita a distanza ravvicinata di due dischi dal vivo di Joe Jackson - “Two rainy nights” e “Afterlife” - sta creando qualche confusione sul mercato: corollario forse inevitabile alla libertà di movimento che artisti come l’inglese trapiantato a New York si sono guadagnati dopo aver sciolto lacci e lacciuoli con le major multinazionali.
Dunque: “Two rainy nights”, il primo a raggiungere i negozi, è un live che documenta il tour di “Night and day II”, già uscito precedentemente in altre due versioni con titolo e/o copertina differenti (anche in DVD; ma il Cd era di non facile reperibilità, fino ad oggi, al di fuori dei canali Internet); mentre “Afterlife” (che la Rykodisc rivendica come il “vero”, nuovo live di JJ), è il souvenir dall’ultimo tour, visto l’anno scorso anche in Italia, della Joe Jackson Band ricostituita per breve tempo nel quartetto originale di fine anni ’70-inizio anni ‘80. Due flashback dal passato recente, appunto: e che preludono a chissà quale nuova diavoleria dello spilungone di Burton-upon-Trent, abituato a deliziare e sconcertare i suoi fan con un trasformismo degno, tra i suoi colleghi, del solo Elvis Costello (la sua ultima fissa sono i divieti anti-fumo imposti ai locali pubblici americani: argomento a cui ha dedicato un divertente mini-pamphlet e un singolo, “20-0-3”, acquistabile dal suo sito Internet, www.joejackson.com).
Entrambi i dischi sono deliziosi, come può ben attendersi chi sa con quale consumata perizia mr. Jackson si muove da sempre sul palco. “Night and day II” è un disco che, alla sua uscita nei negozi (autunno 2000), creò divisioni tra critica e pubblico. Difficile contestare invece la resa live dell’ambizioso progetto, grazie alla dinamica flessibilità degli arrangiamenti e di una band che aggiunge violino e violoncello a tastiere, basso, batteria e quella forza della natura che è la percussionista Sue Hadjopoulos, jacksoniana di lungo corso. E’ musica inusitata, una fusion di sapori raffinati che mescola classica, pop, jazz e latino, quella che esplode dai palchi di Seattle e di Portland, nelle due serate piovose di cui nel titolo: con le eccezioni di un breve intermezzo di Jackson solo al pianoforte (“Hometown”), congas e timbales sono onnipresenti, nelle ondeggianti rivisitazioni ritmiche di “Is she really going out with him?” e di “You can’t get what you want (till you know what you want)” come nei festival salsa di “Target” e “Another world” (dal primo “Night and day”). E anche il secondo capitolo della sinfonia newyorkese di Jackson acquista vitalità, tra la disco en travesti di “Glamour and plain” (dove l’elegante violinista Alison Cornell veste ironicamente i panni di un “drag king”), gli archi nervosi alla Kronos Quartet di “Just because”, la West side story tragica di “Happyland” e i ritmi a orologeria di “Hell of a town”.
Di tutt’altra pasta “Afterlife”, dove sono il senso di divertita rimpatriata e il pub rock spumeggiante dei vecchi tempi a farla da padrone, con le tastiere quasi bandite dalla scena: giusto la bella introduzione riflessiva e pianistica di “Steppin’ out” (Jackson in versione solitaria), gli accordi martellanti di “Look sharp!” e di “Down to London” (in stile “The-in crowd” del Ramsey Lewis Trio) e la vecchia melodica rispolverata per “Fools in love” e per “Sunday papers”, colonne del primo album targato 1978. Ci sono anche quattro selezioni azzeccate dall’album di reunion “Volume 4”, una esilarante “Beat crazy” che JJ non suonava dal vivo da un sacco di tempo e le scosse elettriche di “One more time” e “Don’t wanna be like that” (e peccato, per una volta, che il programma non duri più di 60 minuti). Per capire quanto Jackson muti pelle da una volta all’altra, basta mettere a confronto le due versioni di “Got the time”, unico brano in comune tra le due scalette (e il bassista Graham Maby, insostituibile alter ego, è l’unico musicista presente in entrambe le formazioni): singhiozzante e tribalmente percussiva nel primo caso, restituita alla sua primordiale brutalità post punk nel secondo. Impagabile Jackson: non per spirito pilatesco, ma per genuina convinzione, io questi album li consiglierei caldamente tutti e due.

(Alfredo Marziano)

AFTERLIFE/TRACKLIST:
“Steppin’ out”
“One more time”
“Take it like a man”
“Awkward age”
“Look sharp!”
“Down to London”
“Beat crazy”
“Fools in love”
“Love at first light”
“Fairy dust”
“Sunday papers”
“Don’t wanna be like that”
“Got the time”

TWO RAINY NIGHTS – LIVE IN SEATTLE & PORTLAND/TRACKLIST:
“Prelude/Hell of a town”
“You can’t get what you want (till you know what you want)”
“Happyland”
“Stranger than you”
“Another world”
“Is she really going out with him?”
“Home town”
“Real men”
“Stranger than fiction”
“Glamour and pain”
“Target”
“Just because”
“Got the time”
“A slow song”
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.