«I GRANDI SUCCESSI ORIGINALI - Tony Renis» la recensione di Rockol

Tony Renis - I GRANDI SUCCESSI ORIGINALI - la recensione

Recensione del 29 feb 2004 a cura di Franco Zanetti

La recensione

Della sua discografia, piuttosto nutrita, si ricorda sempre e soltanto “Quando quando quando”: la canzone con la quale partecipò al Festival di Sanremo nel 1962, classificandosi quarto ma riuscendo a far diventare quella composizione - da lui firmata insieme a Alberto Testa - un evergreen internazionale. Ma Tony Renis, negli anni Sessanta e per parte degli anni Settanta, è stato un cantante di buona popolarità, oltre che un autore prolifico e apprezzato. Oggi che di lui si parla e si straparla in quanto direttore artistico del Festival di Sanremo che inizia martedì, 2 marzo 2004, non è forse inutile segnalare l’esistenza, nel catalogo “Flashback” della BMG, di una antologia in due Cd che raccoglie 24 canzoni del repertorio “da cantante” di Elio Cesari. Uno che ha cominciato nella Milano degli anni Cinquanta insieme a Adriano Celentano (in coppia imitavano, rispettivamente, Dean Martin e Jerry Lewis), e debuttando alla Sei Giorni del capoluogo lombardo - una manifestazione di ciclismo su pista abbinata a una rassegna di cantanti - con “Tenerezza”. Renis era, allora, una sorta di cantante confidenziale, un po’ alla Johnny Dorelli, ma con una voce meno carezzevole e più spiritosa. E infatti, dopo la prima partecipazione a Sanremo (con la romantica “Pozzanghere”, presentata in coppia con Emilio Pericoli) Renis cominciò a dedicarsi a brani più allegri e scanzonati; come, appunto, “Quando quando quando”, presentata a Sanremo nel 1962, sempre con Pericoli, e - l’anno seguente - con la buffa “Uno per tutte” (recentemente ripresa da Platinette nel suo “Da viva vol. 1”). Quest’ultima canzone non c’è, nel doppio album qui recensito; ce ne sono però altre, qui interpretate da Renis in quanto loro autore, che sono state significativi successi per gente come Mina (“Grande grande grande”, nel cui testo la frase “ricevono regali e rose rosse per il loro compleanno” è qui nella molto meno nota versione originaria, “ricevono la solita carota per il loro compleanno”); come Domenico Modugno (la pregevole “Il posto mio”, che fu presentata a Sanremo nel 1968); come Annarita Spinaci e Les Surfs (“Quando dico che ti amo”).
Intendiamoci, non sono qui a dire che questo disco è imprescindibile per la vostra collezione: contiene anche canzoni oggettivamente mediocri, come “Nessun’altra che te” (un terzinato alla Platters firmato da Mogol, Testa, Vito Pallavicini e dallo stesso Renis); “Ci sono cose più grandi”, una musica tradizionalissima di Edoardo Vianello “salvata” dalla ricca orchestrazione di Ennio Morricone; “Mi perderai” (Amurri-Pisano), una cosina alla Elvis Presley rivisitato da Bobby Solo; “Il garofano rosso”, una melodrammatica composizione di Franco Migliacci e Franco Pisano. Ma ci sono anche piccole perle dimenticate: come “Frin frin frin” (Testa-Renis), che fu sigla di una serie dello sceneggiato televisivo “Le inchieste del Commissario Maigret” (come lo fu un’altra splendida canzone, “Un giorno dopo l’altro”, questa di Luigi Tenco); e “Un uomo tra la folla”, malinconica ballad uscita all’inizio degli anni Settanta per la Numero Uno, la gloriosa etichetta di Lucio Battisti (come pure “L’aereo parte”, “Un ragazzo che ti ama”, “Canzone blu” - Sanremo 1970 -, “Dove sei stata Susy”, “Venere” e “Amami per favore”).
E ci sono riscoperte curiose. Alcune cover: “Un ragazzo che ti ama”, garbata versione italiana (il testo è di Alberto Testa e Gianni Boncompagni) di “This guy’s in love with you” di Burt Bacharach; la già citata “Venere”, ovvero la “Venus” di Frankie Avalon, con testo italiano di Bruno Lauzi e Calibi, “Non sono mai solo” e “Cosa non farei”. E canzoncine d’occasione, come l’ovviamente beatleseggiante “La ragazza di Liverpool” (un imbarazzante testo di Franco Migliacci cantato con un improbabile accento angloitaliano alla Mal dei Primitives); “Non mi dire mai good-bye” e “Che notte sei”, con fiati e chitarre mariachi; l’ambiziosetta “Nuvole” di D’Anza e Gigi Cichellero.
C’è molto, dunque, e un po’ di tutto. La voce - non potente, ma beneducata, benché con qualche sospetto di manierata svenevolezza - di Tony Renis s’adatta disinvoltamente alle diverse atmosfere sonore, a conferma di un mestiere e di una versatilità artigianale che appartenevano ai nostri cantanti degli anni Sessanta e che è difficile ritrovare in quelli di oggi.
Negli anni Settanta Tony Renis lasciò l’Italia per trasferirsi negli Stati Uniti, dove ancora per qualche anno si esibì come cantante per poi diventare produttore discografico (Julio Iglesias, Nikka Costa), pur continuando a scrivere canzoni per altri interpreti.
Sarebbe forse eccessivo dire che Renis è stato un “grande” della canzone italiana, dal punto di vista delle qualità interpretative (più significativa, invece, la sua statura d’autore); di certo però non ha sfigurato, ed ha comunque saputo reinventarsi professionalmente con ottimi risultati. Bisognerebbe ricordarsi anche di questo, oltre che di certe sue amicizie indubbiamente questionabili, ora che ci apprestiamo a giudicarlo come direttore artistico di un’edizione del Festival di Sanremo nata (suo malgrado, e senza sua colpa) sotto molti cattivi auspici e per la quale, forse, sarebbe opportunamente rispolverabile lo slogan di Piero Chiambretti: “Comunque vada, sarà un successo”.

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.