«FRANZ FERDINAND - Franz Ferdinand» la recensione di Rockol

Franz Ferdinand - FRANZ FERDINAND - la recensione

Recensione del 18 mar 2004 a cura di Ercole Gentile

La recensione

Dopo i giudizi positivi della stampa d’oltremanica e l’uscita di due EP, l’attesa per questo disco d’esordio degli scozzesi Franz Ferdinand è stata forte.
Ascoltando il CD ci si accorge immediatamente che questi quattro ragazzi di Glasgow (prodotti da Tor Johannsen, già con Cardigans e A Camp) ci sanno fare, e suonano una musica che impedisce di rimanere fermi; ma dopo qualche ascolto si scopre anche che probabilmente, al contrario di quanto affermato dalla rivista britannica NME, questa non sarà “la band che cambierà la vostra vita”.
Si deve comunque ammettere che i Franz Ferdinand hanno raggiunto lo scopo che si erano prefissi quando si formarono nel 2001: “suonare musica rock che facesse ballare la gente (ed in particolare le ragazze!)”.
“Franz Ferdinand” concentra nella parte iniziale le tre canzoni migliori dell’album: “Jacqueline” si scatena con una melodia prepotente dopo aver messo in risalto le doti del cantante Alex Kapranos; i cori di “Tell her tonight” rimandano esplicitamente alle atmosfere beatlesiane; l’irresistibile “Take me Out” conquista con la sua grinta e la sua energia, nonostante nei primi cinquanta secondi le similitudini vocali tra Kapranos e Julian Casablancas (cantante degli Strokes) siano davvero notevoli.
Il disco prosegue con il riff trascinante di “The dark of matinee”, con qualche cenno al sound new-wave anni ’80 (la parte iniziale di “Auf achse”), e fa danzare con il fuoco di “This fire”, il cui ritornello è uno di quelli che galleggiano per giorni e giorni nella mente.
Il primo ed efficace singolo “Darts of Pleasure” apre la seconda parte dell’album, ma questa è l’ultima perla di un lavoro che, da qui in poi, si avvia verso la conclusione senza ulteriori picchi mantenendosi molto (troppo?) vicino alle atmosfere musicali di Strokes e Interpol.
“Franz Ferdinand” non si aggiudicherebbe sicuramente un eventuale premio per l’innovazione musicale, ma è comunque un buon album. Il quartetto scozzese sa fare meglio di molte altre band che sono proliferate in seguito al fenomeno artistico e commerciale Strokes (si pensi, per esempio, ai Jet) ed inoltre conosce la formula giusta per far ballare il rock: se avrà il coraggio di osare qualcosa in più, il suo prossimo lavoro magari non cambierà la nostra esistenza, ma potrebbe veramente stupire.

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.