«PAWN SHOPPE HEART - Von Bondies» la recensione di Rockol

Von Bondies - PAWN SHOPPE HEART - la recensione

Recensione del 24 feb 2004 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Se Lenny Kaye, trent’anni fa, avesse solo immaginato… Lenny Kaye, per la cronaca, è il chitarrista del Patti Smith Group a partire dagli esordi (seconda metà degli anni ’70). Ma prima di allora, era già una sorta di storico del rock, a cui si deve la compilation “Nuggets” (1972), la riscoperta del “garage rock” degli anni ’60.
Oggi che questo genere va nuovamente di moda e viene riattualizzato da giovani band come gli Strokes i White Stripes, i Jet, i Vines o questi Von Bondies, bisognerebbe andare a riscoprirne le origini più di quanto si sia fatto finora. Lo diciamo perché ascoltando dischi come questo “Pawn shoppe heart” la sensazione è che di quel movimento - un po’ grezzo ma molto spontaneo - si sia imparata solo la lezione più superficiale. Ovvero, si tenti di imitarne lo stile musicale aggressivo e un po’ rozzo, ma mettendosi in posa e fingendo di crederci.
I Von Bondies, in realtà, sono un buon gruppo che fa buona musica e “Pawn shoppe heart” è tutt’altro che un brutto disco. Come troppi loro colleghi, però, i Van Bondies sembrano prendersi un po’ troppo sul serio, come se dalle loro schitarrate passasse la salvezza del rock. Lo stesso difetto degli Strokes, per intenderci. Con la differenza che i Von Bondies mancano di quella “coolness” che ha il gruppo di Julian Casablancas o che hanno i White Stripes di Jack White.
In fin dei conti, anche la scazzottata tra Jack White – una volta mentore dei Von Bondies, di cui produsse il primo disco - e il cantante e chitarrista Jason Stollsteimer sembra avvalorare questa tesi della poca autoironia del neo-garage rock. Certo, Stollsteimer ci ha rimesso in termini di lividi, ma ha guadagnato in pubblicità, tanto che la diatriba ha occupato (e occupa – vedi news) le cronache musicali, e ha creato una discreta attesa per questa seconda prova del gruppo.
Il disco, lo ripetiamo, non è affatto male. Ci trovate echi dei gruppi del periodo Nuggets (i Sonics), per esempio, così come di MC5 o degli Stooges. Le cose funzionano bene soprattutto quando è Stollsteimer a cantare, come in “C’mon c’mon”, decisamente meno quando le voci dominanti sono quelle femminili di Marcie Boler o Carrie Smith (come in “Not that social”). Funzionano ancora meno nella title-track, quasi 10 minuti di brodo chitarroso a cui manca la compattezza delle altre canzoni. Si sente la mano di Jerry Harrison, ex-Talking Heads che produce il tutto quasi come se non ci fosse produzione, ovvero facendo sembrare il suono della band sufficientemente grezzo per essere vero.
Il dubbio che viene, però, a fronte di queste pur piacevoli canzoni, riguarda la motivazione. Perché uno dovrebbe scegliere di ascoltare “Pawn stoppe heart” e non gli Stooges? Forse perché si parla della lite di Stollsteimer con White? E perché un gruppo come i Von Bondies dovrebbe essere credibile? La differenza tra il garage rock delle origini, e quello di seconda mano odierno sta proprio nel fatto che le band di “Nuggets” suonavano davvero nei garage, mentre quelle odierne preferiscono prendersi a pugni per guadagnarsi una pagina su una rivista patinata. Certo, la musica è la stessa. O quasi….

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.