Kelly Osbourne - CHANGES - la recensione
Recensione del
04 feb 2004 a cura di
Paola Maraone
Dico - e non per questo sono un genio - che Kelly Osbourne non avrebbe mai fatto un disco se non fosse una vera “figlia di”.
Ad ogni modo, meglio lei di tanti altri: e tra l’altro sull’album è più simpatica che in quella specie di sit-com che hanno organizzato gli amici di Mtv e suo padre. Carino, peraltro, che la piccola abbia inserito nel suo disco un duetto con papà Ozzy, nel brano “Changes”, che chiude l’album e gli dà pure il titolo. Certo, non dimenticate che questo disco in realtà è una re-release, arricchita e tirata a lucido, del precedente “Shut up”, uscito un anno e mezzo fa (difficile trovarlo in Italia).
Ad ogni modo: è carino che Kelly canti come suo padre (ma la voce è più giovane e fresca).
E poi: curiosa la cover di “Papa don’t preach” versione punkmetalrock. E i singoli “Come dig me out” e “Shut up”. Curioso, e interessante, anche il fatto che Kelly abbia scritto tutti i brani da sé (con l’eccezione della cover di “Changes”, s’intende). La principessa antipop non è una completa inetta, anzi. E se smettesse quell’arietta da diva-contro-tutti, sempre pronta a sparare su chi è più glamorous e fa più soldi di lei (Britney), probabilmente la sua immagine ne guadagnerebbe. Ad ogni modo va bene anche così: ascoltando “Changes” si ha l’impressione che Kelly si sia divertita, a scriverlo e cantarlo, e questo vuol dire già molto. Se poi guardiamo al mondo del punk femminile, lei è davvero
outstanding
. Certo, se siete fan di Belle&Sebastian, lasciate perdere “Changes”. Che tutto sommato potremmo definire un ottimo “My first punk album” per ragazzine dai sette anni in su: i testi sono innocui, a tratti istruttivi, la musica – orecchiabilissima – è un furbo mix tra Blink e Pink (perdonate il bisticcio). Ci sono brani di cui si farebbe volentieri a meno (tracce 13, 14, 15, 16: assolutamente non indispensabili, perché sono il rifacimento live delle tracce 2, 1, 9, 7), ma da una ragazzona incazzata e impertinente come Kelly ci aspettavamo molto, molto peggio.