«FEELS LIKE HOME - Norah Jones» la recensione di Rockol

Norah Jones - FEELS LIKE HOME - la recensione

Recensione del 05 feb 2004

La recensione

Quando uscì “Come away with me”, debutto discografico della giovane Norah Jones, erano in molti a credere in questa cantante. In primis la Blue Note, storica etichetta jazz, eccezionalmente alle prese con un’artista più legata ad altre forme di musica popolare come il folk e il blues. Non in molti però potevano immaginare i risultati ottenuti dal disco, dopo una partenza quasi in sordina e un passaparola di appassionati: trionfo ai Grammy edizione 2003, diversi milioni di copie vendute e prima volta in cima alle classifiche americane per l’etichetta.
Inevitabile che questo “Feels like home”, seconda prova della Nostra, sia attesissimo. Forse un po’ troppo, perché come spesso capita in casi come questi, le troppe aspettative rischiano di fuorviare la prospettiva, riducendo il tutto ad una ripetizione dei risultati del predecessore. In altre parole, si rischia di giudicare questo disco sulla base delle vendite, che difficilmente – speriamo di sbagliarci – potranno essere simili a quelle di “Come away with me”, perché così spesso capita ai successori di best-seller.
Bisogna però dire che Norah Jones ha retto bene l’urto della pressione. Perché le canzoni di questo disco dimostrano che la Jones è davvero una realtà. Come nel suo predecessore, “Feels like home” contiene brani che veleggiano tra il jazz, il folk e il blues. Anzi, l’incrocio tra questi ultimi due generi, quelli che hanno dato vita al rock americano così come lo conosciamo, è in questo album ancora più marcato. C’è sempre meno jazz, e piuttosto le canzoni vanno verso la ricerca di una forma-ballata che la Jones sembra trovare con straordinaria facilità. Non è un caso la presenza dell’icona country Dolly Parton (bellissimo il duetto su “Creepin in’) e di Levon Helm e Garth Hudson della Band, a cui vanno aggiunti i consueti compagni – per la serie “squadra che vince non si cambia”-, il batterista Brian Blade, il chitarrista Jesse Harris e il tastierista Rob Burger. L’unico problema, semmai, è che questa facilità nel trovare le ballad corrisponde anche un po' di ripetitività, e in alcuni momenti del disco cala inevitabilmente la tensione: allora affiora il rischio-noia.
Il risultato è comunque un disco piacevole, di certo non sconvolgente, così come non lo era il suo predecessore, ma magistrale soprattutto in una cosa: nel creare una musica avvolgente e – soprattutto - intergenerazionale, capace di affascinare tanto un pubblico adulto e proveniente dal jazz, quanto un pubblico più giovane e interessato al rock d’autore. La chiave del successo di Norah Jones è questa, e “Feels like home” la conferma in pieno.


(Gianni Sibilla)

”Sunrise”
“What Am I To You? ”
“Those sweet words”
“Carnival town”
“In the morning”
“Be here to love me”
“Creepin' in”
“Toes”
“Humble me”
“Above ground”
“The long way home”
“The prettiest thing”
“Don't miss you at all”
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