«SORELLA SCONFITTA - Massimo Zamboni» la recensione di Rockol

Massimo Zamboni - SORELLA SCONFITTA - la recensione

Recensione del 06 feb 2004 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Le fin troppo chiacchierate vicende che hanno portato alla separazione artistica tra Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni - di conseguenza allo scioglimento dei CSI- hanno sicuramente messo un po’ in ombra la figura di quest'ultimo. E’ stata una separazione tra gentiluomini, sulla quale non è il caso di tornare. Ma mentre Ferretti ha continuato a fare musica (prima da solo con “Codex” poi con la fine dei CSI quindi con i PGR), Zamboni si è messo in disparte, almeno dalla musica: si è dedicato principalmente alla scrittura prima con “In Mongolia in retromarcia”, diario del viaggio da cui è nato “Tabula rasa elettrificata” dei CSI, quindi con il romanzo “Emilia Parabolica”. “Sorella sconfitta” è quindi sia il ritorno alla musica, sia l’esordio solista del chitarrista. Viene pubblicato dalla RadioFandango, neonata costola discografica della casa di produzione cinematografica Fandango.
La prima cosa da dire, quindi, è: bentornato. Perché Zamboni è una figura chiave nell’evoluzione del rock italiano, e questo “Sorella sconfitta” ci ricorda alla perfezione la sua statura musicale. Dice di averci messo un po’ di tempo a trovare una chiave per elaborare una propria poetica, e di avere utilizzato la scrittura per farlo (e infatti anche nei testi ci sono echi delle sue prove in questo campo). Sta di fatto che “Sorella sconfitta” è un progetto particolare ma affascinante, degno del nome dell’autore che l’ha prodotto. Nelle canzoni si trovano chiari sentori del passato artistico di Zamboni nei CCCP e nei CSI, filtrati dall’idea di far cantare le canzoni ad un gruppo di voci femminili: quelle di Nada, Lalli, Marina Parente e Fiamma.
L’idea funziona alla perfezione, anche se bisogna dire che le voci che cantano le canzoni di Zamboni ricordano in più di un momento l'ex compagno Ferretti. Prendete “Miccia prende fuoco”, con quella cantilena... Nada è stupenda in questo brano, così come nel punk di “Su di giri”, e rivela una ecletticità incredibile nell’usare la sua voce. Ma si sente che quelle parole, quella musica suonerebbero ancora bene se ci fosse Ferretti. Altrettanto belli sono i pezzi con Lalli, su tutti la canzone che dà il titolo al disco, le cui parole rivelano il senso del raccontare storie di Massimo Zamboni: “Grazie sorella sconfitta, mi hai dato gli occhi e tre lame nel cuore, qualche canzone da rimarginare, mi hai dati gli occhi e un microfono in mano e il coraggio di poterla cantare”.
“Sorella sconfitta” è un disco vario; rock che si incrocia con musica atmosferica, con il bel canto (la voce da soprano di Marina Parente in “Dolorama”). Nelle 13 tracce si icontra il passato (leggi CCCP e CSI), il presente e il futuro di un musicista che ha fatto la storia del rock italiano. Un musicista che però, e questo disco ce lo dimostra, è tutt’altro che “passato”, anzi: sa guardare avanti e trovare nuove strade per la sua musica.

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