«IN THE ZONE - Britney Spears» la recensione di Rockol

Britney Spears - IN THE ZONE - la recensione

Recensione del 22 gen 2004 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

La ragazzina d’oro del pop statunitense è cresciuta. E per dimostrarlo cosa fa? Una copertina provocante ed esplicitamente sexy di “Rolling stone”. Un bacio (tutt’altro che casto) con Madonna, in mondovisione su MTV. E un disco.
In fin dei conti la musica, ancora una volta poco importa. Conta solo tutto il rumore mediatico che le si crea attorno. Le foto alla Jennifer Lopez del libretto del CD, o un singolo cantato insieme a Madonna, che è ormai la sua mentore ufficiale. E non conta che la canzone, “Me against the music”, sia francamente insignificante, senza un’ombra di quella melodia che rendevano tutto sommato piacevoli i singoli dei primi due album.
Insomma, basta il fatto che la canzone faccia notizia. Il che, badate bene, non è scandaloso: anche la discografia, come tutta l’industria dell’intrattenimento, funziona così. Si crea ad arte una storia attorno ad un personaggio, per renderlo visibile e popolare. Nel caso di Britney, però, il sentore che si ha oggi è che le proporzioni della ricetta gossip/musica si siano decisamente squilibrate, fino a produrre un piatto indigesto. Insomma, il disco ci sembra francamente trascurabile: prodotto benissimo, ovviamente, ma ci fosse una canzone che sia una… Tutto sembra studiato ad arte per dimostrare che Britney non è più una ragazzina, ma una donna e un’artista ormai matura: i gemiti che aprono “Early mornin’”, o i cervellotici ritmi spezzati e i cantati di brani come “Showdown” sembrano voler sottolineare che la crescita artistica passi attraverso brani meno immediati e ammiccamenti sessuali.
Forse bisognerebbe spiegare alla signorina Spears (e a chi le sta intorno) che il suo nume e punto di riferimento Madonna è diventata un’icona non solo scandalizzando e cambiando immagine ad ogni giro di boa, ma cantando canzoni (ripetiamo: canzoni) che in un modo o nell’altro hanno fatto la storia del pop. Forse “Baby one more time” potrà essere ricordata negli anni a venire. Ma in “In the zone” non c’è traccia di alcunché di memorabile: solo uno pseudo r ‘n’ b che va tanto di moda (e che, presumibilmente, tra qualche anno sarà superato da qualche altra ondata di qualcos’altro) e qualche concessione alla melodia come “Breathe on me”, che sembra una cover di Kylie Minogue (di quella di due anni fa, perché nel frattempo la piccola australiana è già andata avanti con il nuovo “Body language”).
Insomma, va bene tutto: scandali, foto osé, ammiccamenti, gossip. E’ tutto divertente, davvero. Ma se poi la musica su cui si dovrebbe reggere tutta questa comunicazione è noiosa e inconsistente come quella di “In the zone”, allora il giocattolo rischia di rompersi. E di rompere.

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