«FOLKLORE - Nelly Furtado» la recensione di Rockol

Nelly Furtado - FOLKLORE - la recensione

Recensione del 20 gen 2004 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

La canzone pop perfetta? Quella che non riesci a staccarti di dosso, che ti ritrovi (piacevolmente) a canticchiare quando meno te l’aspetti? “Like a bird” di Nelly Furtado. L’opinione è autorevolissima: Nick Hornby, scrittore inglese noto ai più per “Alta fedeltà”, e altrettanto noto come appassionato e intenditore di musica. Hornby, al singolo che ha lanciato la Furtado, ha dedicato un capitolo del suo recente “31 canzoni”. Se vogliamo, ha anche un po’ sminuito la figura di questa cantante metà canadese e metà portoghese, il cui disco d’esordio “Whoa Nelly!” viaggiava tra il pop e le contaminazioni elettronico/etniche.
A tre anni di distanza – e dopo diversi milioni di copie vendute – ecco tornare la ragazzina prodigio. Per la cronaca, in “Folklore” non c’è un’altra canzone pop perfetta come “Like a bird”. Ci sono invece 12 brani che portano avanti una ricerca musicale che cerca di coniugare leggerezza e originalità. Fin dal titolo la Furtado (sempre prodotta dai suoi scopritori e mentori Track & Field) sceglie di giocare con le sue radici. Il nuovo “Folklore”, allora, è la contaminazione tra gli strumenti acustici e quelli elettrici/elettronici come in “Forca”, nell’iniziale “One trick pony” o nel singolo “Powerelss”: queste ultime due sono costruire sul montaggio su un beat elettronico di strumenti come gli archi del Kronos Quartet o di banjo e mandolino.
Bello, e non casuale, anche il duetto con il maestro della musica cantata in portoghese (che è la lingua originaria della Furtado): il brasiliano Caetano Veloso. “Island of Wonder” è una delicata ballata a due voci, davvero incantevole.
In generale si può dire che “Folklore” è un buon disco, ma soffre per lo più dell’essere un tentativo ancora abbozzato. Questi accostamenti tra pop e musica etnica in alcuni momenti funzionano, in altri meno e suonano un po’ forzati e un po’ goffi, come se si andasse per tentativi ed errori. Errori comprensibili, peraltro: “Folklore”, da un lato, cerca di mantenere un’identità pop (e quindi di essere “smerciabile” su canali di massa), dall’altra cerca una via più originale di rielaborare fonti, per l’appunto, “folk”, necessariamente più di nicchia. E’ un disco che il suo maggior pregio nella leggerezza non banale tipica di tante altre cantantucole da strapazzo che dominano le classifiche, e questo particolare da solo è sufficiente per consigliarlo. Ma alla Furtado forse manca ancora un po’ di spessore e di esperienza, evidentemente. Vedremo se saprà conquistarsela con il tempo.

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