«AS TIME GOES BY - THE GREAT AMERICAN SONGBOOK VOLUME II - Rod Stewart» la recensione di Rockol

Rod Stewart - AS TIME GOES BY - THE GREAT AMERICAN SONGBOOK VOLUME II - la recensione

Recensione del 25 gen 2004 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

“As time goes by” è la seconda puntata di “It had to be you”, album in cui Rod Stewart reintrepetava il canzoniere americano dell’epoca d’oro. La prima puntata è uscita poco più di un anno fa, e fu un successo. Quasi inevitabile una seconda puntata, una sorta di quello che in gergo cinematografico si chiama "sequel", che arriva mentre la swing-mania della canzone contemporanea continua imperterrita.
Può suonare strano che uno come Rod Stewart, con una voce così roca, si metta a interpretare canzoni tradizionalmente cantate da voci cristalline. Ma forse la particolarità sta proprio nel sentire classici come “I’m in the mood for love” o “Someone to watch over me” cantati da una voce indiscutibilmente rock. Funziona? Non sempre, a dir la verità, e in più di un momento si rimpiangono le voci più melodiche che hanno fatto grandi questi standard. In questo volume come nel precedente.
Sicuramente funziona la scelta, dettata nel primo volume da quella vecchia volpe della produzione che è Phil Ramone, di scegliere arrangiamenti meno swing e più vicini ad un’idea di ballata universale, anche se il rischio incombente è spesso quello della sdolcinatezza mielosa. Ramone, per la cronaca, in questo secondo volume, produce solo 4 canzoni, facendosi affiancare da Richard Perry e dal team di Evan Rogers e Carl Sturken.
Funziona sicuramente l’idea dei duetti. Bello quello con Cher sul classicone firmato Rodgers/Hart “Bewitched, bothered & bewildered”, meno interessante e più banale quello sulla title track sull’onnipresente Queen Latifah (ex rapper convertita alla carriera di attrice, notata in “Chicago”), divertente quello con Alessandro Safina, che canta in italiano alcune strofe di “Don’t get around much anymore” (adattate da Cheope). E tutto sommato funziona anche la scaletta, che prevede brani un po’ scontati come “Smile” di Chaplin (recentemente sentita nelle versioni di Elvis Costello e Franco Battiato) ad altri meno noti.
Insomma, “As time goes by” è un album piacevole, ma con evidenti limiti dettati dal confronto impari con le grandi voci e i grandi arrangiatori che si sono già impegnati su questo repertorio. Alla fine il suo pregio maggiore può essere proprio quello di far venire voglia a chi lo ascolta di andarsi a scoprire altre “storiche” versioni di brani davvero immortali.

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