«GREATEST HITS - Red Hot Chili Peppers» la recensione di Rockol

Red Hot Chili Peppers - GREATEST HITS - la recensione

Recensione del 11 dic 2003

La recensione

Anche per i Red Hot Chili Peppers arriva il momento della compilation natalizia. Per inciso, esisteva già un “Greatest hits”, ma era uscito nel ’94 e raccoglieva materiale precedente all’esplosione del quartetto. Stavolta invece vengono lasciati da parte gli album registrati con Hillel Slovak, il chitarrista scomparso per overdose nel 1988, per concentrare l’attenzione sugli anni più fortunati della carriera del gruppo. C’è un’ovvia prevalenza di camzoni provenienti dai best-seller, “Blood sugar sex magik” e “Californication”, dei quali vengono ripresi rispettivamente quattro e cinque brani. Altrettanto ovvia è la scelta di aprire la tracklist con “Under the bridge” e “Give it away”, i due grimaldelli che hanno aperto le classifiche mondiali ad Anthony Kiedis e soci. Si tratta in effetti dei due prototipi di canzone su cui i Red Hot hanno costruito buona parte delle loro fortune: da una parte c’è l’energico connubio tra rock e funk (“Give it away”), dall’altro la capacità di smorzare l’impatto ritmico e puntare sull’intimismo (“Under the bridge”), con risultati altrettanto convincenti. Il matrimonio fra ritmi neri e rock bianco non è una prerogativa esclusiva dei Peppers (tanto per fare due esempi, diversi gruppi new wave avevano tentato qualcosa del genere e John Frusciante non ha mai nascosto il debito verso i Funkadelic), ma non c’è dubbio che loro abbiano le qualità giuste per farlo funzionare a dovere: riff efficaci, un sezione ritmica poderosa (il bassista Flea e il batterista Chad Smith hanno fatto scuola) e il giusto equilibrio fra aggressività e appeal commerciale. Con il passare degli anni, hanno anche affinato il gusto melodico: se la cover di “Higher ground” di Stevie Wonder, datata ’89, è soprattutto una scarica di energia, brani più recenti come “Californication” o “By the way” offrono ritmo e “ganci” orecchiabili. Tutte cose che i fans conoscono alla perfezione. Ma per loro ci sono l’edizione in cd/dvd con 16 video e altro materiale extra nonché i due inediti (“Fortune faded” e “Save the population”, buoni ma non entusiasmanti), “Soul to squeeze”, recuperata dalla colonna sonora di “Coneheads” e le note di copertina firmate da Flea, John Frusciante e Chad Smith. Più che ai fedelissimi però, la raccolta sembra rivolgersi agli ascoltatori occasionali in cerca di un Bignami dei Peppers. “Greatest hits” è esattamente questo. br>
(Paolo Giovanazzi)
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