«GIRO D'ITALIA - Ligabue» la recensione di Rockol

Ligabue - GIRO D'ITALIA - la recensione

Recensione del 12 dic 2003 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Ha ragione Ligabue quando dice che il suo ultimo tour, quello di cui questo “Giro d’Italia” è documentazione sonora, è stato il più bello. Ed ha ragione quando, con un po’ di ostinazione, fa scrivere ovunque (cartonati, comunicati stampa, pubblicità varie, sito ufficiale) che questo tour è stato “semi-acustico” e non più semplicemente “acustico”.
Ligabue è uno che sa quello che dice, che apre bocca quando ha qualcosa da dire. Chi scrive non è un fan sfegatato del Liga, ma ne ha sempre apprezzato la schiettezza e la capacità di scrivere canzoni, rielaborando in chiave nostrana un modello come quello del rock anglosassone. Da questo punto di vista, l’idea di fare un tour “semi-acustico” (o “unplugged”, per dirla all’inglese) poteva sembrare il ripropronimento di qualcosa già visto all’estero, di qualcosa già fatto da altri in altri paesi. Poteva sembrare, ma non lo è stato: chi è stato alle date milanesi dello scorso aprile ha visto un palazzetto – il Palavobis, ora MazdaPalace – trasformato in un enorme teatro. E chi ha assisto ad una qualsiasi di queste date ha sentito un gruppo di canzoni altrettanto trasformate, rielaborate in una nuova veste.
Ora, da quegli spettacoli, viene estratto questo pregevole disco “live” che ha una sua ben precisa ragion d’essere. Non è soltanto la documentazione di un tour riuscito, e non è soltanto il trito e ritrito esercizio di stile “unplugged”. E’ un disco che contiene brani noti (da “Vivo morto o x” a a “Questa è la mia vita”) ad altri decisamente meno (“Walter il mago”, tanto per citarne uno), accomunati da una rielaborazione che non solo “acustica”, ma appunto semi-acustica, che prevede anche dell'elettronica, per esempio (poca, ma ben piazzata) e qualche chitarra elettrica.
Merito del Liga e della sua band, ma anche di due “collaboratori” : quella vecchia volpe che è Mauro Pagani, il cui intervento sonoro è decisivo nella riuscita di diversi nuovi arrangiamenti. Merito infine dei campionamenti di D.Rad, che colorano i nuovi arrangiamenti in maniera altrettanto decisiva: i suoi sono interventi preziosi, mai invadenti come spesso diventa l’elettronica applicata al rock, ma misurati e fondamentali nel far suonare “attuali” i nuovi vestiti di canzoni come “Piccola stella senza cielo”.
In alcuni casi le canzoni subiscono pure il processo inverso, paradossalmente: come “Una vita da mediano”, che trova un riff elettrico. E questo la dice lunga sull’approccio della rielaborazione delle canzoni, che non sono state solo “spogliate”, come spesso capita in questi casi, ma “rivestite”.
Insomma, “Giro d’italia” è quello che dovrebbe essere un bel disco live: testimonianza di un concerto, ma anche qualcosa di diverso e di più rispetto ai dischi di studio.

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