«MUST I PAINT YOU A PICTURE? - THE ESSENTIAL BILLY BRAGG - Billy Bragg» la recensione di Rockol

Billy Bragg - MUST I PAINT YOU A PICTURE? - THE ESSENTIAL BILLY BRAGG - la recensione

Recensione del 03 dic 2003 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

E’ buffo che questa raccolta sia sottotitolata “The essential Billy Bragg”, come la serie di “best” della Sony (si veda, per esempio, il volume dedicato a Springsteen, recensito lunedì 1° dicembre). E’ buffo perché Billy Bragg ha sempre fatto una bandiera della sua lontananza dai meccanismi del music business. Vogliamo pensare che questo sottotitolo sia un’ironia tipicamente inglese…
Però, indipendente che si sia “indipendenti” o “industriali” (come dire, alla Umberto Eco, apocalittici o integrati), 20 anni di carriera sono tanti per tutti. Ne è passato di tempo da quando questo nasuto cantautore inglese esordiva e, con una chitarra elettrica a tracolla, aggiornava quel motto di Woody Guthrie secondo cui lo strumento era un modo per ammazzare i fascisti. Da sempre politicamente schierato a sinistra (tanto da essere il motore, negli anni ’80, del movimento di cantanti “Red wedge”) Billy Bragg ha sempre unito la sua passione politica con un piglio narrativo sentimental/ironico tipicamente inglese. Un piglio che è rimasto immutato negli anni, a dispetto dell’evoluzione musicale delle sue canzoni. Che sono passate da una forma scarna voce/chitarra elettrica ad un’idea più elaborata della ballata folk. La sua prova migliore, nel primo settore, rimane quella che “Levi Stubb’s tears” che, secondo chi scrive è una delle migliori canzoni degli ultimi 20 anni: storia di una donna abbandonata dal mondo e dalla società, ma che cerca nella musica la forza per andare avanti: “Quando il mondo va a pezzi/qualcosa rimane al suo posto/Le lacrime di Levi Stubbs scesero lungo la sua faccia/Lei prese le sue cassette dei Four Tops/ e le rimise in valigia”.
Questa raccolta ripercorre nei particolari il percorso artistico di questo grande e sottovalutato bardo moderno, che ha inciso una manciata di grandi dischi e scritto grandi canzoni: a voi il gusto di scopirle. Bragg, per la cronaca è uno che ha avuto anche il merito di riscoprire il repertorio inedito proprio di Woody Guthrie (composto da una marea di canzoni scritte ma mai incise). Forse gli ultimi album, su tutti “England, ealf english” non saranno all’altezza di capolavori come “Talking with the taxman about poetry” (1986). Ma questa raccolta è davvero un’ottima occasione per (ri)scopire uno dei talenti della canzone contemporanea.

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