Mayfield Four - "FALLOUT" - la recensione

Recensione del 26 ago 1998

Possibile trovarsi di fronte ad un disco di rock così potente? Fatto di canzoni semplici ed efficaci, sincere nell’approccio e nell’esecuzione? Il disco dei Mayfield Four sembra offrire una boccata d’aria buona, riportare indietro al suono del rock creato in una stanza, suonato davanti a pochi amici. Le atmosfere fanno la differenza, però, visto che il gruppo mette in mostra chiaroscuri molto pronunciati, che in alcuni momenti sembrano quasi artificiali. E’ una dinamica tutta emozionale, quella che ascoltiamo, ma dietro comunque c’è sempre quel po’ di mestiere che non guasta: merito anche di una voce che incute rispetto, e neanche poco, quella di Myles Kennedy. Il nostro, oltre a suonare il mellotron (e vvai, torniamo ai tempi dei Genesis...!) canta con il pathos vibrante di un Eddie Vedder o di un Jeff Buckley, prendendone spesso in prestito proprio i colori o le intenzioni. Ascoltate brani come "Overflow", oppure "Big verb" e "Don’t walk away" e vi troverete di fronte ad un cantato che mette i brividi e al prototipo di canzone rock scevra da qualsiasi altro tipo di classificazione. In questo bisogna riconoscere che i Mayfield Four sono stati degli ottimi discepoli, tenendo per buono solo ciò che sul loro disco può suonare essenziale Per il resto, è presto dire se i ragazzi ce la faranno: "Fallout", se non altro, sembra volerci dire che le qualità necessarie (e le canzoni giuste) per puntare in alto ci sono.

Track list:

  • Shuddershell
  • Suckerpunch
  • Forfeit
  • Always
  • No one nothing
  • 12/31
  • Fallout
  • Big verb
  • Realign
  • Don’t walk away
  • Overflow
  • Inner city blues

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