Possibile trovarsi di fronte ad un disco di rock così potente? Fatto di canzoni semplici ed efficaci, sincere nellapproccio e nellesecuzione? Il disco dei Mayfield Four sembra offrire una boccata daria buona, riportare indietro al suono del rock creato in una stanza, suonato davanti a pochi amici. Le atmosfere fanno la differenza, però, visto che il gruppo mette in mostra chiaroscuri molto pronunciati, che in alcuni momenti sembrano quasi artificiali. E una dinamica tutta emozionale, quella che ascoltiamo, ma dietro comunque cè sempre quel po di mestiere che non guasta: merito anche di una voce che incute rispetto, e neanche poco, quella di Myles Kennedy. Il nostro, oltre a suonare il mellotron (e vvai, torniamo ai tempi dei Genesis...!) canta con il pathos vibrante di un Eddie Vedder o di un Jeff Buckley, prendendone spesso in prestito proprio i colori o le intenzioni. Ascoltate brani come "Overflow", oppure "Big verb" e "Dont walk away" e vi troverete di fronte ad un cantato che mette i brividi e al prototipo di canzone rock scevra da qualsiasi altro tipo di classificazione. In questo bisogna riconoscere che i Mayfield Four sono stati degli ottimi discepoli, tenendo per buono solo ciò che sul loro disco può suonare essenziale Per il resto, è presto dire se i ragazzi ce la faranno: "Fallout", se non altro, sembra volerci dire che le qualità necessarie (e le canzoni giuste) per puntare in alto ci sono.
Track list:
- Shuddershell
- Suckerpunch
- Forfeit
- Always
- No one nothing
- 12/31
- Fallout
- Big verb
- Realign
- Dont walk away
- Overflow
- Inner city blues