«SPEAKERBOXXX - THE LOVE BELOW - Outkast» la recensione di Rockol

Outkast - SPEAKERBOXXX - THE LOVE BELOW - la recensione

Recensione del 25 nov 2003 a cura di Davide Poliani

La recensione

Gli Outkast sono la cosa migliore capitata all'hip-hop mainstream nell'ultimo decennio, probabilmente. Mentre il pubblico - ed una consistente parte di critica - si spella le mani dietro alle pallottole e alle (più o meno vere) malefatte di 50 Cent e compagnia tamarra, Andre 3000 e Big Boi continuano il loro viaggio verso il futuro della black music, scegliendo per l'occasione di muoversi in autonomia separando le rispettive produzioni. Aria di crisi? Per niente: semmai, l'esigenza di pubblicare un doppio CD potrebbe essere stata generata da una vera e propria iperproduttività a livello creativo, che avrebbe fatto correre il rischio al duo di Atlanta di dare alle stampa un album eccessivamente sfaccettato e caleidoscopico, di difficile digestione per le orecchie atrofizzate del pubblico medio.
E allora via, attraverso una galleria di 39 brani dove l'hip-hop così come mostratoci da MTV (pose da "pimp", catenazze e amenità assortite) vengono relegate alla copertina e al booklet. Il gioco è chiaro sin dall'inizio: nessuna voglia di rincorrere a tutti costi quegli stilemi "dirty south" che, qualche stagione fa, li avevano posti come alternativa tra il suono della costa atlantica e quella pacifica; piuttosto, una precisa volontà di costruire, meticolosamente, una sorta di concept album fatto a scatole cinesi, un immenso mosaico di rime e beat. Andre, per sua stessa ammissione, ci consegna "una colonna sonora di un film mai realizzato": dialoghi, inserti parlati, ed un'impressionate carrellata di brani che spaziano dal jazz al soul, dall'elettronica alla jungle, per arrivare al proto-rock della hit "Hey yai", passando per l'hip-hop astratto di brani come "Behold a lady".
Difficile considerare il tutto un raffinato esercizio di stile: visionario, gradevolmente sconsclusionato ma mai noioso o celebrale (e impreziosito dai duetti con Kelis in "Dracula's wedding" e Norah Jones nella bellissima ballata acustica "Take off your cool"), "The love below" vanta una freschezza ed una sincerità davvero rare, oltre ad una genuina voglia di "intrattenere sperimentando" propria degli album destinati a lasciare un segno.
Meno originale ma ugualmente divertente è la sortita di Big Boi: "Speakerboxxx" importa beat e atmosfere direttamente dagli anni d'oro del rap, lasciando a synth e a drum machine l'incombenza di condurre il gioco. Mentre Andre si abbandona alla melodia trasformandosi a tratti in improbabile crooner, Big Boi non lesina rappati aggressivi e incalzanti, interrompendosi solo per escursioni in un r'n'b neanche troppo "smooth": se stilisticamente, però, BB non sempra troppo preoccupato di infrangere leggi e abbattere steccati, il piglio ironico e divertito col quale muove le parole rende "Speakerboxxx" un ottimo esempio di hip-hop rivisto e attualizzato, ricco di richiami e citazioni (si pensi a "The rooster") ma con una personalità ben delineata.
E' un doppio album tutto da scoprire, questa nuova creazione di Andre e Big Boi; uno di quei dischi che - oltre a dare molto, moltissimo ad un genere che in molti danno già per irrimediabilmente "codificato" - rischia di avvicinare molti profani (quelli che "a far funzionare un giradischi sono capaci tutti") ad una delle realtà più interessanti che il panorama hip-hop a stelle e strisce abbia saputo partorire negli ultimi anni.


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