Muse - ABSOLUTION - la recensione

Recensione del 14 ott 2003 a cura di Davide Poliani

Che fossero una live band estremamente preparata lo si sapeva già da tempo. Indiscussa, sin dagli esordi, era pure la qualità di songwriter di Matthew Bellamy. Ai Muse mancava, però una certa "convinzione", se così possiamo chiamarla, nei loro lavori in studio; e l'ascolto di "Origin of simmetry" aveva confermato questa impressione.

Non che i loro CD precedenti peccassero di cura, anzi. Solamente, sembra che con "Absolution" la band inglese abbia finalmente trovato la propria dimensione ideale nel fissare su supporto quanto di buono sanno far uscire dalla penna - e dagli strumenti.
Abbandonate le asperità di "Origin...", questo nuovo album ci offre innanzitutto un suono robusto ma al contempo caldo e organico, capace di valorizzare al meglio le doti strumentali di Matthew e soci senza scadere nella pacchianeria iperproduttiva. Questo nonostante "Absolution" sia un album musicalmente molto ricco, che a tratti rischia di essere quasi sinfonico. In secondo luogo, la terza fatica della compagine salita al successo con "Muscle museum" può vantare la coerenza interna propria di una band giunta ormai alla maturità, conscia dei propri mezzi e - soprattutto - dei proprio pregi e difetti: la scaletta è scelta con cura, in modo da permettere ai tre di giocarsi al meglio le proprie carte, calibrando con perizia le varie atmosfere che pervadono "Absolution". E se proprio si volesse muovere una critica ai Muse, si potrebbe osservare come - ad un netto miglioramento nella scrittura - non sia corrisposta un’altrettanto convincente revisione di una formula che, sebbene già ampiamente rodata nel corso di due album, stia iniziando a suonare forse fin troppo riconoscibile presso gli ascoltatori più attenti. Uno svuotamento parziale degli arrangiamenti (con "Falling away with you" ci siamo, ma quasi...) ed uno snellimento delle melodie strumentali, forse, contribuirebbe a mettere maggiormente in risalto l'evoluzione di Bellamy come cantante, per il quale certi scomodi paragoni, ormai, sembrano solo uno sbiadito ricordo....


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