«SONO IO - L'UOMO DELLA STORIA ACCANTO - Claudio Baglioni» la recensione di Rockol

Claudio Baglioni - SONO IO - L'UOMO DELLA STORIA ACCANTO - la recensione

Recensione del 20 giu 2003

La recensione

I fan apprezzeranno. A quattro anni dal precedente “Il viaggiatore sulla coda del tempo” un Claudio Baglioni in perfetta forma (solo i capelli sale e pepe tradiscono il fatto che gli anni passano. Anche per uno come lui. Che pure, così brizzolato, assomiglia un po’ a un Richard Gere de’ noantri. E questo non è un male) pubblica un nuovo album di inediti. Per sua stessa ammissione il Divo intende con questo lavoro tornare alla “leggerezza di un tempo” dopo un paio di album riflessivo-esistenziali.
Indovinate un po': il tema è l’amore, in ogni sua sfaccettatura. Il cantautore italiano più a-politico che la storia abbia mai conosciuto (passò indenne attraverso i faticosi anni di variegate lotte e polemiche che tanto impegnarono i suoi colleghi De André, Guccini, De Gregori…). Si comincia con il singolo di lancio del disco, “Sono io”, che recita: “Io a una donna ho dato e ho preso il male e il bene/ e un amore”, poi c’è la melodica “Tutto in un abbraccio”: (“E la canzone degli amori infelici/ l’ultima occasione per attori e attrici”, la paterna “Grand’uomo”, che canta l’amore per un figlio che cresce; la riflessiva, lenta, vagamente pessimista “Mai più come te” (“E com’è sempre tardi per amare/ e l’amore è la pena da scontare/ per non volere stare soli”). Pausa con “Sulla via di casa mia”, autoreferenziale e introspettiva (Sono un musicista eppure spesso/ io vado fuori tempo e da me stesso”), e nuova dichiarazione d’amore con “Patapàn”, dedicata al padre. L’episodio migliore di tutto l’album è “Quei due”, dalla metrica atipica, un po’ sbilenca: questo è il Baglioni grintoso che più ci piace, e che – ci pare – altrove nel disco si è un po’ perduto. Ché una delle sue grandi capacità è sempre stata quella di raccontare storie minime, di poche note e poche idee, in modo che suonassero come verità incontrovertibili: pensate a quella che è stata definita “la canzone più bella del secolo” (“Questo piccolo grande amore”) ma anche a capolavori come “E tu” o “Poster”: tautologie pure, impossibili da contraddire. L’impressione ascoltando quest’album è che, delle meraviglie del passato, siano rimaste ovunque le tracce: “Sono io, l’uomo della storia accanto” è più baglioniano di Baglioni stesso, e per riconoscerne l’autore bastano due note della prima canzone. Ai più attenti potrebbe essere sufficiente il titolo del disco. Insomma: i fan, come dicevamo, apprezzeranno.


(Paola Maraone)
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