«LA MIA BANDA SUONA IL ROCK - Ivano Fossati» la recensione di Rockol

Ivano Fossati - LA MIA BANDA SUONA IL ROCK - la recensione

Recensione del 24 lug 2018

La recensione

di Ivano Rebustini

Durante l’estate, riscopriamo album classici della musica italiana, con recensioni dall’archivio di Rockol. 

 

Avevamo lasciato Ivano Fossati nel ’72 in procinto di attraversare il grande mare (cfr. Delirium, “Dolce acqua”), lo ritroviamo nel ’79 con il vento in poppa. Dopo tre album con la Fonit Cetra passati forse non inosservati, ma, insomma… passati (“Il grande mare che avremmo traversato”, eccolo qui, e “Poco prima dell'aurora” - con Oscar Prudente - entrambi del ’73, “Goodbye Indiana” del ’75), l’ex frontman dei Delirium cambia casa discografica, e mai cambio fu più salutare. Nel ’77 esce per la Rca “La casa del serpente”, con qualche canzone da ricordare: “Stasera io qui” e “Non può morire un’idea”, che Mina avrebbe ripreso l’anno dopo nel doppio ellepi “Live ‘78”, registrato alla “Bussoladomani” di Viareggio per il suo addio ai concerti; “Matto”, che Anna Oxa inciderà in un Q-disc nell’80 (a lei soprattutto il merito di avere segnalato di che pasta fosse fatto l’autore Fossati con la superba esecuzione sanremese di “Un’emozione da poco”, sempre nel ’78, primo, ma forse anche ultimo acuto di una carriera per molti versi incomprensibile).


Per Fossati sono anni di intensa attività conto terzi, e al proposito come non citare “Pensiero stupendo”, scritta insieme a Prudente per Patty Pravo e premiata da Nicoletta con un’interpretazione sensuale, sinuosa e ammiccante che farà del brano uno dei dieci singoli più venduti del 1978. Ma canzoni memorabili non mancano anche in questo “La mia banda suona il rock”, magari accantonando per sovraesposizione e sopravvalutazione la title-track, probabilmente venuta ben presto a noia allo stesso Ivano, che pure le deve molto.
Tanto per cominciare, i tre brani scritti per le sorelle Berté: “Di tanto amore” e “Vola” per Mimì (sono nell’ellepi “Danza” del ’78, forse il più bello mai inciso da Mia Martini; sulla copertina fa capolino lo stesso Fossati, e vorrei vedere: è autore di tutti i brani, in tutti - tranne “C’è un uomo nel mare” - canta o suona, tutti li ha arrangiati, a esclusione proprio di “Vola”); “Dedicato” per Loredana, in “Bandaberté”, del ’79. Quest’ultimo pezzo presenta una particolarità: del testo ci sono due stesure, una che compare sulla busta interna del 33 giri “La mia banda suona il rock”, con la dedica “ai politici da fiera”; l’altra, che è poi quella incisa nell’album, con il verso poco, come dire, political correct sostituito - censura più o meno preventiva - dall’anonimo “…alla faccia che ho stasera” (e a questo punto suona un po’ imbarazzante la frase che segue: “dedicato a chi ha paura”).
Piuttosto nota, proseguendo, la reggheggiante “Limonata e zanzare”, ancora più nota “… E di nuovo cambio casa”, curiosamente rievocata in un'altra canzone scritta da Ivano per la minore delle sorelle Berté sullo stesso argomento, la “Traslocando” dell’omonimo album, quello di “Non sono una signora” del 1982: “"E di nuovo cambio casa", cantava dalla radio/la voce di un amico mio”, divertente esempio di autocitazione. Detto dei brani tutto sommato meritatamente celebri, il vero gioiello di questo disco - musicalmente un po’ troppo “mainstream rock” e “americano”, cosa peraltro inevitabile, essendo stato inciso a Miami, con strumentisti del giro di Eric Clapton - finisce però con l’essere, come spesso succede, il pezzo meno conosciuto e celebrato: “Passa il corvo”, un piccolo grande testo (“Passa il corvo/il merlo no/questa notte non dormirò/taci amore, qualcosa c'è/ma non chiedermi/che cos'è/Lascia il corvo/all'inferno va/che ti resti la libertà/piega quello che piega te/ma non chiedermi/che cos'è”), un arrangiamento essenziale, con il piano Fender di Ivano e l’oboe di Christopher Colclesser in evidenza su un sottofondo di archi elettronici. Fossati la canta con bravura e misura (cosa che in questo disco non sempre fa), anche se non sarà il corvo passeggero, ma la banda rockettara a fare la fortuna dell’album, nei Top 30 dell’80, ma soprattutto piattaforma di lancio per la carriera solista di Ivano, destinazione “Panama e dintorni”.

 

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