«THE ESSENTIAL OZZY OSBOURNE - Ozzy Osbourne» la recensione di Rockol

Ozzy Osbourne - THE ESSENTIAL OZZY OSBOURNE - la recensione

Recensione del 05 mag 2003 a cura di Franco Bacoccoli

La recensione

Più di un "Best of", meno di un cofanetto. Introduzione più che completa al mondo del Madman.
L'intento, ovviamente non dichiarato ma comunque palese, è quello di mungere la mucca di "The Osbournes". Il prossimo album di Ozzy pare ancora in alto mare: come riuscire quindi a capitalizzare il rinnovato e portentoso interesse nei confronti del rocker di Aston, Birmingham? Un "Best of" sarebbe stato banale, anche perché "The Ozzman cometh - The best of" è di poco più di cinque anni fa e nel frattempo non è che John Michael Osbourne sia stato prolifico come un coniglio; parallelamente un cofanetto è probabilmente sembrato eccessivo. Ecco così che questo "The essential" si colloca in quasi perfetto equilibrio tra i due possibili prodotti. Oltre centoquaranta minuti di musica che si snodano sulla lunghezza dei 30 brani; prelevate una media di quattro canzoni da ogni album, con la curiosa assenza di "The ultimate sin" del 1986. La carriera discografica del Madman è stata discussa in mille salse, la sua storia personale, pipistrello compreso, cucinata in ogni guisa. Di Double O, del Principe delle Tenebre, del Guru dell'Heavy, dell'Architetto del Metallo si sa tutto. Ed ancor di più si sa da quando "The Osbournes" negli USA è diventato il programma di maggior successo nella storia di MTV; da allora quasi non manca giorno senza che vi sia una sua dichiarazione, senza che si parli della moglie Sharon, senza che il figlio Jack ne combini una delle sue, senza che la figlia Kelly srotoli nuovamente la lingua per sparlare di qualcuno. La vita della famiglia Osbourne viene passata al setaccio, sezionata, analizzata al microscopio. E allora forse è inutile aggiungere altre blaterate, e allora forse è meglio lasciar parlare la musica. Nel primo CD si inizia con "Crazy train" (da "Blizzard of Ozz"), che sembra un po' datata e sa di hair-band dei primi anni Ottanta, e ci si riscatta subito con l'imperiosa marcia di "Mr. Crowley" (da spellarsi le mani l'assolo di chitarra), una delle punte di diamante dei suoi show solisti. E se "I don't know" appartiene alla sua produzione più standard, "Suicide solution" offre simpatici spunti per un head-bangin' di massa. Non mancano le ballatone, come "Goodbye to romance", in cui fa capolino la sua vecchia (ed ampiamente confessata) passionaccia per i Beatles, e come "So tired", i cui coretti pagano inaspettato pegno alla vecchia Electric Light Orchestra. Inevitabilmente, vista la massa di carne messa al fuoco, qualche pezzo di maniera prima o poi salta fuori; è il caso forse di "Flying high again", che a sentirla bene non è altro che un rock'n'roll solo un po' più fragoroso o quasi una sorta di boogie-rock alla ZZ Top. Però la parte centrale del primo disco è da tanto di cappello. Arrivano, l'una dietro l'altra come i vagoni di un treno infernale, l'ipnotica "Diary of a madman", una monumentale "Paranoid" dei Sabbath (dal vivo col compianto Randy Rhodes, che peraltro ci fa sopra un assolo da ululato) ed il rockaccio di "Bark at the moon". Il secondo CD si apre con la potenza trattenuta di "Breakin' all the rules" e si chiude con i fuochi d'artificio sparati dal vascello di "No easy way out". Anche su questo supporto non mancano le ballate, come ad esempio "Mama, I'm coming home" (in cui ha messo la penna pure Lemmy dei Motorhead), "Time after time" e "Dreamer", quest'ultima recentemente finita nella Top 5 tedesca. In mezzo altri pezzi buoni ed altri che aggiungono poco al suo status. Un doppio album perfettamente inutile per chi di Ozzy ha già tutto, assolutamente indispensabile per chi di lui avesse poco e volesse indagare oltre, da possedere con goduria e bramosia per tutti coloro i quali iniziano a scoprirlo e ad esserne intrigati solo ora.

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