Questo è quello che dice lui.
Per noi che ascoltiamo: “3” è un disco interessante e a tratti anche molto bello. Se ti piace Alex Britti non puoi non avercelo, quest’album: è il terzo, quello della conferma. Quello che ti fa capire che quando hai sentito “Solo una volta (o tutta la vita)” e hai commentato “forte questo tizio” in fondo non ti sbagliavi. La canzone di Sanremo, “7000 caffè”, è carina, molto carina, più nella strofa che nel ritornello. Gli altri dieci brani stanno in buon equilibrio. Alcune scelte sono coraggiose, tipo piazzare nell’album anche il brano strumentale “00.00 Am”, che Britti di solito suona con la jazz band dei suoi amici. Non è male anche “Le donne”: essenziale ma significativa, Alex ne va molto fiero. Per i nostalgici del blues è perfetta “Un salto nella fossa”; “Tutta gente strana” invece è un gioco in cui si mescolano un sacco di riferimenti incrociati, e se state bene attenti sul finale scoprite anche Jimi Hendrix, ma c’è anche qualcosa di più serio come la preghiera laica “La vita sognata”. I temi portanti del disco sono l’amore (a distanza e non), il significato della libertà, dell’indipendenza, della possibilità di compiere scelte autonome, la generica ma intensa speranza di un futuro migliore per il mondo e per gli uomini: riflessioni semiserie di un ex ragazzo che deve arrendersi al fatto che sta crescendo. E che però non ha nessuna intenzione di rinunciare alla leggerezza svagata (diversa dalla superficialità) che lo accompagna da sempre. Tutto sommato è come se lui dicesse: qualunque cosa accada, lasciatemi la mia chitarra e andrà bene. Si accontenta di poco, potrebbe pensare qualcuno. Tutt’altro. Almeno nei confronti della musica, Britti è uno che ha un amore autentico. E non lo tradirà mai. Conoscete molta gente così?
(Paola Maraone)