Recensioni / 04 ago 2018

Lucio Battisti - UMANAMENTE UOMO: IL SOGNO - la recensione

UMANAMENTE UOMO: IL SOGNO
BMG Ricordi (CD)

di Ivano Rebustini

Durante l’estate, riscopriamo album classici della musica italiana, con recensioni dall’archivio di Rockol. 

Aprile 1972: la carriera di Lucio Battisti ricomincia da qui, dopo il singolo-stuzzichino “La canzone del sole/Anche per te”; beh, stuzzichino si fa per dire, pensando soprattutto al lato B, che Francesco De Gregori non si farà scrupolo di riproporre dal vivo. Pubblicato nel novembre del ’71, è il primo disco di Battisti per la Numero Uno, l’etichetta fondata da Mogol con il padre Mariano Rapetti, il produttore Sandro Colombini e Franco Dal Dello, nella quale Lucio entra una volta scaduto il precedente contratto. Per la Ricordi aveva prodotto quattro album e dodici 45 giri, raggiungendo sei volte il primo posto in classifica, ma la vecchia casa discografica reagisce con la rabbia dell’amante tradita, e fa uscire nel marzo del ’72 un inutile singolo, “Elena no”, dopo aver comunque già tentato di rompere le uova nel paniere con il risibile “Volume 4” e un altro 45, “Le tre verità”, nell’ottobre ’71.


Quando esce “Umanamente uomo: il sogno”, Battisti ha da poco compiuto 29 anni; realizzato “nel pieno della maturità artistica”, è la pietra miliare di un percorso che si concluderà nel febbraio dell’80 con “Una giornata uggiosa”, l’ultimo disco insieme a Mogol. Dopo l’interlocutorio “E già”, settembre ’82, i cui testi sono scritti dalla moglie Grazia Letizia Veronesi con lo pseudonimo di Velezia, lo splendido “Don Giovanni” inaugura nell’aprile del 1986 la collaborazione con l’ombroso paroliere - scusasse - Pasquale Panella: la nuova coppia darà alla luce cinque album, copertine minimaliste, suoni elettronici, la melodia sempre più all’angolo, i vecchi fans sempre più sconcertati, finché “Hegel”, nell’autunno del ’94, assesterà la botta definitiva. Ma questa è un’altra storia, interrotta per sempre il 9 settembre 1998.
Se qualche avvisaglia del futuro ancora lontano vi si può avvertire, per esempio nella conclusiva, strumentale “Il fuoco”, quattro minuti e dieci secondi di chitarra distorta e poco altro, “Umanamente uomo: il sogno” - che, dopo settimane e settimane trascorse in vetta, risulterà il secondo 33 giri più venduto del ’72 - è comunque un disco battistiano (e mogoliano) fino al midollo, a cominciare dal primo brano, “I giardini di marzo”, che è un po’ la nuova “Pensieri e parole” (due versi su tutti: “All'uscita di scuola i ragazzi vendevano i libri/io restavo a guardarli cercando il coraggio per imitarli”): delicati arpeggi di chitarra, doppie voci e un certo piglio sinfonico, assecondato dagli archi arrangiati dal prezzemolo Gian Piero Reveberi.
Proseguendo in diretta, “Innocenti evasioni” appartiene al filone più ritmato; qui Lucio si diverte col pedale wah-wah (“ua ua” nelle note di copertina) e Mogol introduce il tema del fuoco, con il quale - come abbiamo visto - si chiuderà l’album e che caratterizza anche la copertina di Caesar Monti, fratello di Pietruccio Montalbetti dei Dik Dik.
Tutti sull’attenti per la canzone numero tre: “…e penso a te” è uno dei punti più alti della produzione battistiana (e mogoliana). Scritto per Bruno Lauzi, che l’aveva inciso nel ’70 come retro di “Mary oh Mary”, non a caso il brano sarebbe stato ripreso a destra e manca, da Mina a Johnny Dorelli, da Ornella Vanoni a Raf, da Viola Valentino - non tutte le ciambelle riescono col buco - a Tanita Tikaram, la rivelazione di “Twist in my sobriety”, che nel ‘96 l’avrebbe cantato in inglese, intitolandolo fedelmente “And I think of you”. Semplice introduzione di piano, quasi alla Umberto Bindi, il pezzo decolla dopo un paio di minuti con un coro alla “Tutti insieme”, il celebre programma prodotto da Battisti e Mogol per la Rai, ma si conclude in chiave intimista, con Lucio che canticchia.
A questo punto arriva la title-track, solo strumentale. O meglio: la canzone si apre con una zufolata dilettantesca e zoppicante, niente a che vedere con specialisti come Daisy Lumini, fischiatrice per Morricone. Poi Lucio canta, ma a bocca chiusa. E così, trent’anni prima della provocazione hopelandish dei Sigur Rós, Battisti ci insegna che alla fine può non essere importante “quello” che si canta, ma le emozioni (ehm) che si trasmettono cantando. Con buona pace di Mogol, ugualmente accreditato come autore, ma forse quei “mmm mmm” non sono semplici “mmm mmm”.
“Comunque bella” rimanda alla vena melodico-intimista con chitarra, se non fosse che sul più bello entra l’Hammond di Gabriele Lorenzi della Formula 3 a ricordarci come Lucio guardi sempre avanti. Volendo pignoleggiare, può vagamente ricordare sia “Emozioni”, sia “La canzone del sole”; curioso il Battisti che fa pure la parte di “lei”, tornata “vestita di pioggia con lo sguardo stravolto da una notte d'amore”. Comunque bella.
Qualcuno si sarà divertito, qualcuno ancora si divertirà ascoltando “Il leone e la gallina”. Diciamo che bisogna apprezzare il particolarissimo “humour” di Mogol; per il resto siamo nel campo dello scherzo in musica, e d’altro canto “ad ognuno la sua parte/saper vivere è un arte”.
Quanto a “Sognando e risognando”, la ritroveremo un mese dopo sul retro di “Storia di un uomo e di una donna” della Formula 3, ma soprattutto darà il titolo all’album realizzato a settembre dal trio, presente al gran - si fa per dire - completo (oltre a Lorenzi, il batterista Tony Cicco e soprattutto il chitarrista Alberto Radius) in questo primo ellepi di Lucio per la Numero Uno. Voce femminile alla “Operazione Trionfo” (chissà perché mai non avrà duettato con una “vera” cantante?), il pezzo è un classico “sfizio alla Battisti”.
“Il fuoco”, come detto, richiama invece l’ambito sperimentale; resta la firma di Mogol (evidentemente autore degli “oh” che arrivano circa a metà), resta il dubbio del perché. Anche se - dovremmo averlo imparato tutti , ma qualche volta ci si ricasca - Battisti è l’uomo al quale non si deve chiedere mai.