«ANTONELLA RUGGIERO - Antonella Ruggiero» la recensione di Rockol

Antonella Ruggiero - ANTONELLA RUGGIERO - la recensione

Recensione del 29 mar 2003 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Antonella Ruggiero ritorna al pop. Questo è, in cinque parole, il succo del disco eponimo, che vede l’ex cantante dei Matia Bazar riavvicinarsi al genere che l’ha lanciata, dopo l’excursus nella musica “alta” con “Sacrarmonia”.
Già, ma come ci ritorna? L’abbiamo vista sul palco di Sanremo 2003, e l’impatto non è stato sconvolgente. O, meglio, “Di un amore” era un bel brano, ma un po’ - perdonateci la definizione “scientifica” - freddino, anche nell’interpretazione.
Questo “Antonella Ruggiero” soffre un dello stesso difetto. E’ un disco pop, nel senso più puro del termine: canzoni semplici, melodiche, contraddistinte da un marcato sapore anni ’80, evidente nell’uso dell’elettronica. Ovvero, suoni che sembrano immediati, ma che celano un lavoro di ricerca mai banale (si sente la mano del fido collaboratore Roberto Colombo, che ha prodotto l’album). Il punto, però, è che le interpretazioni ci sembrano così perfette e pulite da apparire un po’ troppo distaccate. Insomma, la sensazione è che la Ruggiero sia tornata al pop quasi per caso e comunque temporaneamente, rimanendo con la testa altrove, su altri percorsi musicali, quelli di “Sacrarmonia”. Questa impressione ce l’ha peraltro confermata, almeno parzialmente, la stessa Ruggiero quando l’abbiamo intervistata prima del Festival di Sanremo (vedi news): ci ha raccontato che queste canzoni erano rimaste nel cassetto per un paio d’anni, sono state terminate quasi per caso, e che comunque l’intenzione futura è quella di tornare alla musica "alta". In altre parole, “Antonella Ruggiero” non sarà seguito da un altro disco di canzoni per un bel po’ di tempo.
Non fraintendeteci: “Antonella Ruggiero” è tutt’altro che un brutto disco. La voce non si discute, è una delle più belle in Italia. Brani come “Il serraglio”, “Idea gentile” o “L’essenzialità” si fanno ascoltare piacevolmente, sono canzoni “scanzonate”, leggere nel senso migliore, ma forse mancano di quel guizzo di originalità e genio che ha reso grande l'opera dell'artista.
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