«L'ISOLA DEI TESORI - Enrico Ruggeri» la recensione di Rockol

Enrico Ruggeri - L'ISOLA DEI TESORI - la recensione

Recensione del 06 feb 1999

La recensione

Giudicare Enrico Ruggeri? Adesso, dopo vent’anni di carriera? Forse si può. D’altra parte, il destro ce lo offre lui stesso ripescando nel baule nascosto in soffitta queste canzoni coperte da un po’ di polvere (da non confondere con...). Otto di questi brani sono stati prestati ad altri interpreti, in attesa di riprenderseli a tempo debito. Il che consente di considerare il Ruggeri autore a fianco del Ruggeri interprete. Del primo, non si può che dire bene. L’ex Decibel è cresciuto mescolando le pulsioni della propria generazione, con la voglia di rinnovarsi in bagni di punk e poi di elettronica e poi di buonismo e poi di neocantautorato, spalmando il tutto sulla propria vocazione irresistibile di chansonnier - sorta di Paolo Conte con vent’anni di meno. Ruggeri ha scritto alcune delle canzoni più belle della musica italiana, e Sanremo, cui non si è mai negato, ha spesso ospitato le sue composizioni come perle in una stìa. Ma i limiti del Ruggeri interprete, ahinoi, sono altrettanto noti. Negli anni ‘60 gli avrebbero proibito di cantare, e ne avrebbero fatto un novello Mogol. Peraltro, una inspiegabile tendenza ad appesantire gli arrangiamenti e imbarocchire i propri dischi lo tormenta da almeno un decennio. A questo non sfugge "L’isola dei tesori", che riprendendo i brani già interpretati da altri cantanti, finisce col "Ruggerizzare" ciò che era già di Ruggeri. E’ il colmo.
Ascoltate una alla volta, le canzoni appaiono per quello che sono: mobili elegantemente intarsiati da un bravo artigiano. Tutte insieme, costituiscono arredamento ridondante e un po’ pretenzioso, nonostante una nostalgia di freschezza rock faccia capolino qua e là. Forse il musicista Ruggeri, che prendeva volentieri a prestito dalla musica di Ultravox e Stranglers agli inizi, e ha sempre tenuto le orecchie tese verso le frequenze più fini del pop, ora non coglie più alcun segnale. Alla fine ci si trova a salutare con piacere "Il vitello dai piedi di balsa", grazie al quale Elio & le Storie Tese fanno di "Rrouge" un cabarettista. Terribile "esercizio di stile" invece la "difesa francese" di "La poesia" tradotta come "Chanson de Mimie" nell’idioma d’oltralpe. Ma questo è Ruggeri: invettive punk e solidarietà sanremese, letteratura e Inter, grandissimo autore, con una rara padronanza della scrittura dei testi, e carente interprete, tesori e polvere.

Tracklist:
Per amore dei tuoi occhi blu
Anyway
Sonnambulismo
I dubbi dell’amore
Anna e il freddo che ha
Il Natale dei ricordi
Inevitabilmente (Lettera dal carcere)
Canta ancora per me
Il Giudizio Universale
Padre Nostro
La curiosità
Il vitello dai piedi di balsa
L’isola del tesoro
La chanson de Mimie
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.