«BRIGHT YELLOW BRIGHT ORANGE - Go-Betweens» la recensione di Rockol

Go-Betweens - BRIGHT YELLOW BRIGHT ORANGE - la recensione

Recensione del 15 feb 2003 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

I Go-Betweens sono tornati per restare: questa è la buona notizia che arriva ascoltando "Bright Yellow Bright Orange" .
La band australiana si era riformata nel 2000 dopo un’assenza dalle scene durata oltre un decennio. Reduci degli anni ’80, ma del meglio di quel periodo. I Go-Betweens, come già scrisse Rockol recensendo il disco del ritorno "The friends of Rachel Worth", non facevano certo parte della schiera di gruppettini pop che periodicamente sono stati rispolverati negli ultimi anni e inclusi in compilation nostalgiche.
Robert Forster e Grant McLennan sono di certo nostalgici, ma in un altro senso: il loro è un pop-rock con venature folk che si rifà ai Byrds e ad un certo suono degli anni ’60. Quel suono in cui le chitarre arpeggiate e le melodie vocali sono tutto, e quel suono a cui hanno abbondantemente attinto i R.E.M., tanto per citare il nome più noto. Proprio con la band di Stipe e soci i Go-Betweens girarono il mondo, aprendo diverse date (tra cui quelle italiane) del “Green world tour” del 1989. Dopo un paio d’anni i R.E.M. diventarono delle superstar e il gruppo australiano sparì, per ricomparire nel nuovo millennio.
Nel frattempo, poco è cambiato, anche musicalmente, per i Go-Betweens: canzoni sempre semplici, sempre delicate ma mai banali. E la stasi, da questo punto di vista, è un pregio: musica “fuori dal tempo”, per dirla alla R.E.M., come “Caroline and I” o “Crooked lines”; canzoni che sembrano arrivare da un’altra dimensione. La stessa dimensione dalla quale poi sono arrivate band più recenti come i Teenage Fanclub, o i Sodastream.
Insomma, inutile dire che i Go-Beetwens abbiano inventato qualcosa. Altrettanto inutile negare che la loro semplice complessità sia stata per molti gruppi un punto di riferimento, e che continua ad essere affascinante oggi come negli anni '80. Questo "Bright Yellow Bright Orange" non dice a sua volta nulla di nuovo. Ma è un disco di una bellezza disarmante: arrendetevi alle sue melodie, e non ve ne pentirete

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