«LAMPO VIAGGIATORE - Ivano Fossati» la recensione di Rockol

Ivano Fossati - LAMPO VIAGGIATORE - la recensione

Recensione del 12 feb 2003 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Le canzoni di Ivano Fossati sono un bene prezioso. Ed è naturale accogliere ogni suo disco con un forte timore reverenziale, di quello che si riserva ai grandi, che vanno ascoltati con calma e rispetto.
Ciò è accaduto anche con “Not one word”, ultima uscita discografica del cantautore ligure, che era un disco strumentale, di musiche senza parole. E ciò accade sicuramente per questo “Lampo viaggiatore”, primo album di canzoni in tre anni, da “La disciplina della terra”(2000).
Le canzoni diventano un bene ancora più prezioso, quando scivolano via dalle etichette e ti sorprendono, e ti rendi conto che il timore reverenziale non è necessario, perché ti parlano in modo semplice. Questo accade con “Lampo viaggiatore”, il disco più diretto di Fossati da molto tempo a questa parte. Una svolta? Non proprio. Anche se già ascoltando il singolo “La bottega di filosofia” si sentivano delle novità (vedi news): poco pianoforte (suo strumento prediletto), parole “senza enigmistiche doppie letture”, come ha dichiarato lo stesso Fossati recentemente. Forse, anzi sicuramente, la recente esperienza di un disco basato solo sul piano e senza voce ha spinto Fossati in un'altra direzione. E sentire brani come la ballata “Il bacio sulla bocca”, che inizia come una canzone fossatiana e si apre fino a diventare una ballata centrata sul suono dell’organo dal sapore anni '60, lascia piacevolmente basiti.
Lo stesso Fossati ha citato come fonte d’ispirazione le canzoni soul della Tamla Motown, e ha dichiarato la volontà di essere più autore di canzoni, che “cantautore”. E questa intenzione si trasforma in 10 “canzoni” con la C maiuscola, nuove eppure familiari, nel senso che non sono una netta rottura con il passato; anzi ritornano suoni e temi conosciuti (come in “Pane e coraggio” dedicata all’immigrazione). Forse i maggiori difetti di questo disco sono proprio i manierismi fossatiani, come la bella (ma un po’ già sentita) “C’è tempo”, o un certo strascicare la voce nell’interpretazione delle parole. I momenti, in altre parole, in cui le canzoni non seguono fino in fondo la strada di novità di questo disco.
Detto questo, in “Lampo viaggiatore”, Fossati parla in modo aperto, ma non per questo lesina una caustica visione del mondo di oggi, quello in cui tutti siamo filosofi, quello in cui l’imperativo è “volere di più” (“Contemporaneo”). Lui, anche lui come Celentano, si sente un uomo libero. E per questo reinterpreta appunto “Io sono un uomo libero”, scritta a suo tempo per il molleggiato. Però questa caustica visione è sicuramente più “leggera” che in passato, dove questo aggettivo ha il suo significato più puro e positivo: la leggerezza della semplicità. E Dio solo sa quanto ce n’è bisogno, di questi giorni.

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.