(Paolo Giovanazzi)
Johnny Marr - BOOMSLANG - la recensione
Recensione del 22 feb 2003
Parlando con Bernard Sumner, un fan spiegava che non riusciva ad
appassionarsi agli Electronic perché non gli avevano cambiato la vita,
mentre i Joy Division e i New Order sì. Senza battere ciglio, Sumner
obiettava che il compito di un musicista è semplicemente quello di suonare e
concludeva chiedendogli: "E poi quante volte vuoi cambiare la tua fottuta
vita?". L'aneddoto mi è stato raccontato qualche anno fa e, anche se
potrebbe non essere vero, riassume bene il problema principale con cui deve
fare i conti Johnny Marr, ex-compare di Sumner negli ormai defunti (o almeno
così pare) Electronic. Come ex-chitarrista degli Smiths, Marr gode del
rispetto dovuto ai grandi del rock ma si trova anche nella scomoda posizione
di dover essere sempre all'altezza del suo passato. Per giunta, gli Smiths
hanno suscitato un attaccamento che andava al di là della semplice
ammirazione. E' comprensibile dunque che, dopo lo scioglimento della band,
Marr abbia tenuto una posizione piuttosto defilata da side-man di lusso, a
parte gli impegni con Electronic e The The. Dunque, deve credere molto nel
potenziale degli Healers se ha deciso di rimettersi in gioco in modo così
scoperto, da leader e addirittura cantante della nuova band. Fatalmente,
andrà incontro a reazioni simili a quelle capitate a Sumner. Le canzoni di
"Boomslang" infatti difficilmente cambieranno la vita a qualcuno e non ci
troviamo di fronte a un nuovo "The Queen is dead". Meglio però lasciar
perdere i confronti con gli Smiths: i tempi e il contesto sono completamente
diversi, anche se gli Healers si muovono più o meno sullo stesso terreno
(canzoni a base di chitarre, di sapore decisamente inglese). Sgombrato il
campo dal macigno del passato, si può dire che Marr può contare su un gruppo
solido dal punto di vista strumentale. Lui non si discute e i compari Zak
Starkey (batteria) e Alonza Bevan (basso) hanno affinato il mestiere con Who
e Kula Shaker, nientemeno. Anche con le parti vocali - il rischio maggiore -
Marr se la cava abbastanza bene. Stranamente, perde qualche colpo nella
scrittura dei pezzi, da sempre uno dei suoi punti forti. Fra pop/rock e
vaghi ricordi psichedelici, sfodera qualche episodio di buon livello come
l'iniziale "The last ride" (se l'avesse scritta Noel Gallagher, avrebbe
subito telefonato a NME per dire gli Oasis sono di nuovo in forma come agli
esordi), l'elettroacustica "Down on the corner" e il singolo "Bangin' on"
(il cui riff iniziale ricorda un po' i Gomez). Ma l'impressione generale è
quella di una collezione di dignitose canzoni british rock, apprezzabili
senza grandi entusiasmi. L'unico problema è che da un fuoriclasse ci si
aspettano sempre capolavori o giù di lì. Ma quante volte vorremo cambiare la
nostra fottuta vita?
(Paolo Giovanazzi)
(Paolo Giovanazzi)
Tracklist
01. The last ride
02. Caught up
03. Down on the corner
04. Need it
05. You are the magic
06. InBetweens
07. Another day
08. Headland
09. Long gone
10. Something to shout about
11. Bangin' on