«PINO DANIELE FRANCESCO DE GREGORI FIORELLA MANNOIA RON IN TOUR - Artisti Vari» la recensione di Rockol

Artisti Vari - PINO DANIELE FRANCESCO DE GREGORI FIORELLA MANNOIA RON IN TOUR - la recensione

Recensione del 17 dic 2002 a cura di Paola Maraone

La recensione

Quattro cantanti al prezzo di uno: gli stra-fan della Grande Canzone Italiana saranno felicissimi di apprendere che esiste ora in commercio un cd - non singolo, doppio! - appositamente pensato per loro.
“PinoDanieleFrancescoDeGregoriFiorellaMannoiaRon in tour” (titolo faticoso da pronunciare, ma il concetto è chiaro) raccoglie ben ventisei brani di quattro autori diversi, che apparentemente non c’entrano nulla l’uno con l’altro (ma questo è un altro discorso). E che hanno girato l’Italia in concerto - 27 date - per tutta l’estate del 2002. Dalle due serate finali, a Verona e a Bologna, è stato tratto questo disco, che rappresenta anche l’esordio per la Blue Drag, etichetta discografica piuttosto coraggiosa (per debuttare nel mondo dei ciddì il momento non è dei migliori) distribuita Sony.
Detto ciò: dalla tracklist dell’album si evince che il progetto del tour fosse quello di portare sul palco un agglomerato di successi il più possibile piacione, non troppo difficile, (quasi) universalmente condivisibile. Dalla lettura del libretto apprendiamo che l’idea originaria e la produzione sono opera di Pino Daniele; come abbia scelto i suoi compagni di viaggio, se per affinità artistica o amicizia o altro, ci è ignoto. Probabilmente erano tutti e quattro abbastanza liberi, la scorsa estate, il che potrebbe essere una ragione sufficiente.
Per il resto questo album soffre delle pecche comuni a (quasi tutti) i dischi dal vivo: l’effetto sonoro ed emotivo che può dare una chitarra suonata sul palco, trasportato sul disco, perde mordente (e spesso anche significato). I momenti peggiori: i coretti del pubblico, la cui intensità cresce proporzionalmente alla notorietà delle canzoni (“Quello che le donne non dicono”, interpretata dalla sola Mannoia, ne è per esempio funestata). I momenti migliori: le canzoni “a quattro”, a tratti tanto intense e convincenti (“Una città per cantare”, “I treni a vapore”, “Alice”) da far dimenticare dubbi e perplessità sul disco. A chi poi venisse la curiosità di sapere chi ha cantato di più e chi di meno sul palco e sul disco, risparmiamo la fatica: la situazione è piuttosto equilibrata. Vincono Mannoia, con 18 presenze di cui due soliste (ma è normale, è l’unica donna) e Pino Daniele (18 anche per lui, anche per lui due prove da solista), come detto ideatore dell’intero progetto. De Gregori suona poco convinto e si ferma a 16, chiude Cellamare che è stato, è, sarà sempre il meno ambizioso del gruppo.

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