A dire il vero, in “Justified”, anticipato dal singolo “Like I love you” (buon successo in radio e sulle tivù musicali) un po’ di ricerca c’è. La produzione è di buon livello e i dichiarati gusti musicali di Timberlake (più probabilmente, i gusti musicali di chi ha lavorato con e per lui) si rispecchiano abbastanza in questo disco. Soul, molto r’n’b, hip hop della buona scuola americana, blues spruzzato di rock (o viceversa), in sostanza musica bianca che si mescola a ritmi e atmosfere black. Anche se il look da ranchero texano di Justin è insopportabile, grazie a un paio di brani più azzeccati di altri (la spagnoleggiante “Senorita”, ma anche “Cry me a river”, che ha una bella melodia), questo tutto sommato è un album che funziona. E probabilmente non in Italia, ma negli Usa – dove qualche disco ancora si vende – ha le carte per guadagnare ben più di qualche dollaro.
Diverso è il discorso per “Now or never”: chi scrive non ha nulla contro il pop disimpegnato e leggero, ma questo è davvero un po’ troppo disimpegnato e leggero, con i suoi “Uah uah” “Yeah yeah” buttati qua e là. Certo è un disco dolce e rasserenante. Certo, se vi piacciono le ballate romantiche, “Do I have to cry for you” è una canzone-preghiera per ottenere una relazione stabile e normale con una donna, e potreste anche apprezzarla. Il singolo “Help me” ha funzionato bene in radio, anche in Italia. E poi, certo, Nick Carter afferma di aver subito l’influenza rock di idoli come Bruce Springsteen, e che la cosa salta all’occhio in brani come “I stand for you”. Ma Nick Carter non è Springsteen. Ovviamente. La conclusione? Se siete appassionati di boy band americane e dintorni, comprate questi dischi. Altrimenti è meglio lasciar perdere.
(Paola Maraone)