«THE KISS OF MORNING - Graham Coxon» la recensione di Rockol

Graham Coxon - THE KISS OF MORNING - la recensione

Recensione del 19 nov 2002 a cura di Davide Poliani

La recensione

Non sarebbe errato definire Graham Coxon un personaggio scomodo e affascinante. Responsabile - secondo alcuni - della sterzata 'indie' dei Blur (che, secondo altri, avrebbe già abbandonato al proprio destino da un pezzo, infastidito dal chiasso modaiolo sollevato dal progetto Gorillaz di Damon Albarn), l'occhialuto chitarrista da anni, grazie anche alla sua etichetta Transcopic, esplora con risultati alterni i territori del rock meno allineato. "The kiss of morning" non si allontana molto dalle sue produzioni soliste precedenti: suoni "lussuosamente" lo-fi (registrati sì nel tinello della zia, ma con microfoni da 10.000 dollari l'uno), atteggiamento sufficientemente trasandato... Il nuovo disco di Coxon continua a guardare ai mostri sacri del rock indipendente degli ultimi 10 anni (Pavement, Sparklehorse e Sebadoh, tanto per citarne alcuni), ma - rispetto alle sue produzioni precedenti, ed in particolare a "Crow sit on blood tree", 2001 - questa volta le (ex?) sei corde dei Blur pare abbiano trovato maggiore ispirazione ed una formula più convincente nella scrittura dei brani, che paiono più coesi e meglio calibrati. Lo si può notare fin da subito, ascoltando brani come "Bitter tears", in apertura di "The kiss of morning": abbandonate le sperimentazioni più astratte che avevano caratterizzato alcune sue uscite precedenti, Coxon si concentra oggi sull'essenzialità della forma canzone, dando origine a quadretti elettroacustici tanto rudi quanto deliziosi. Malignamente, si potrebbe osservare come questo disco - sebbene formalmente impeccabile - manchi un poco in originalità, richiamandosi forse troppo spesso a modelli ormai universalmente riconosciuti soprattutto stilisticamente (sia per scrittura dei brani, sia per soluzioni produttive). Va anche detto, però, che in questa occasione più che in altre Coxon ha cercato di evitare una pedissequa rilettura dei canoni indie internazionali per fare emergere al meglio la sua personalità di compositore, cercando di mettere in primo piano la sostanza e non la forma. Uno sforzo da apprezzare, a prescindere da qualsiasi tipo di esito.

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