«L'ECCEZIONE - Carmen Consoli» la recensione di Rockol

Carmen Consoli - L'ECCEZIONE - la recensione

Recensione del 06 nov 2002 a cura di Alfredo Marziano

La recensione

Come i Traffic e i Fairport Convention negli anni ‘60, come gli Zeppelin del terzo album: che ad un certo punto decidono di scappare dalla città, ritirandosi in campagna e nella vita in comune per spremere da sé i migliori succhi creativi e assecondare la suggestione arcana dei luoghi. Fatte le debite proporzioni, Carmen Consoli e la sua band hanno sperimentato qualcosa di simile, asserragliandosi per un anno in un casolare alle pendici dell’Etna (quello maestoso e pacioso dei suoi periodi dormienti, non quello ruggente ed eruttante di questi giorni). E così sono la natura e le stagioni siciliane, piogge primaverili estati assolate e inverni nostalgici, a dettare ritmi e umori al nuovo album, a generare le sue variegate tonalità cromatiche, a suggerire un passo mediamente più disteso e riflessivo che nei dischi precedenti.
Una densa, intensa “sicilianità” abita le nuove canzoni della cantantessa catanese, che però rivisita le radici a modo suo, giocando con intelligenza a rimpiattino tra regole ed eccezioni, cliché musicali e commistioni inventive: così da abbinare, per esempio, dialetto stretto ed ambientazione popolaresca ad un’elettronica lo-fi molto alla moda (“Masino” è il pezzo più inatteso della collezione), o da trasportare in Brasile la saudade e l’umanità operosa di Acitrezza al ritmo di una bossa nova mixata ad un cool pop che ricorda gli Style Council o i primi Everything But The Girl (“Pioggia d’aprile”; il successo, artistico e commerciale, di “Parole di burro” ha evidentemente aperto un nuovo orizzonte stilistico).
C’è un filo comune, spiega lei, a questa raccolta segnata per la gran parte da un senso di nostalgia per la caducità effimera della vita: dissimulato però sotto diverse sembianze. Due riflessioni sull’angoscia che deriva dalla solitudine esistenziale, “Matilde odiava i gatti” e “Moderato in re minore”, stanno agli antipodi dello spettro sonoro. La prima, una morbosa storia di isteria che sfocia in violenza e suicidio (proposta anche in versione inglese come “traccia fantasma” del disco) si sposa adeguatamente ad un alienante loop robotico e a furibonde distorsioni chitarristiche in chiave post-punk; la seconda si adagia invece delicatamente sugli archi e i fiati distesi dall’Orchestra di Roma diretta da Paolo Buonvino, ensemble elegante che colora anche il pop da camera felpato e circolare della title track e gli umori jazzy e parigini di “Venti del nord”: facile, in questi casi, scovarne i progenitori in “L’ultimo bacio” e nel felice esperimento di Taormina e del live “L’anfiteatro e la bambina impertinente”. E proprio a una bambina impertinente assomiglia la Consoli di oggi, vogliosa di assaggiare tutti i sapori che le recenti scoperte musicali le mettono a disposizione. Lo fa comunque con misura e senza strafare, così da non correre rischi di indigestione. Anzi, la versatilità strumentale e la ricchezza degli arrangiamenti sono uno dei punti di forza de “L’eccezione”, tra il clarino swing dello strumentale “Carmen” (lo suona il coproduttore Maurizio Nicotra) e il simil-sitar psichedelico di “Eppur si muove”, le chitarre jingle jangle di “L’alleanza” e i fiati sintetici di “Fiori d’arancio”: Jobim, R.E.M, Paul Weller, Modugno, Umiliani e PJ Harvey che convivono in un disco solo, insomma. Gli altri sono i progressi vocali registrati dall’autrice, che soprattutto nei pezzi ad andamento lento scopre accenti di inedita eleganza espressiva, e l’abilità nell’incastrare parole e musiche in modo originale e a volte imprevedibile, ricorrendo ad un vocabolario come sempre ampio e forbito. A volte sembra persino esagerare, Carmen, e alcune sue metafore (o il parlato in fondo a “Matilde”) sono magari un tantino pedanti e didascaliche. Ma dove la trovate, nel panorama italiano, una canzone – di nuovo la succitata “Eppur si muove” – capace di coniugare un saltellante guitar rock ad un testo impegnativo (la violenza repressiva del dogmatismo religioso) restando vertiginosamente in bilico sulla metrica del testo? Carmen Consoli sta studiando da musicista e da cantautrice adulta, e si sente, sviluppando un’immagine sempre più originale man mano che allunga le orecchie e alza il tiro delle ambizioni: ve ne vengono in mente molte altre (altri) in Italia?

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