«HOOVERPHONIC PRESENTS JACKIE CANE - Hooverphonic» la recensione di Rockol

Hooverphonic - HOOVERPHONIC PRESENTS JACKIE CANE - la recensione

Recensione del 07 nov 2002

La recensione

Evoluzione era attesa, evoluzione c’è stata. Il gruppo belga partito nel 1996 da un trip-hop innovativo e stimolante si è poi spostato verso un pop elettronico zuccherato non troppo, riuscendo tuttavia a non tradire le origini. E qui, a tre album e sei anni distanza, letteralmente “presenta”, come dice il titolo stesso, un concept album interessante, in cui ogni canzone ricorda un musical o potrebbe stare in un film, e insomma ha molto a che vedere col cinema.
Ma chi è la Jackie Cane che troneggia (impersonata dalla cantante Geike Arnaert) anche sulla copertina del cd? Un personaggio comparso già in “The magnificent tree”, una cantante pop bella e sfortunata, una star sensuale e sinuosa, alla Marilyn o alla Marini, cui nel disco precedente si accennava appena e che qui invece ottiene enorme spazio. La storia di Jackie è triste e necessaria: lei, come molti altri, non può sfuggire alla propria faticosa sorte.
Alla fine la sostanza non cambia: “Hooverphonic presents…” ha una sua coerenza sin dal primo ascolto, e d’altro canto rimetterlo nel lettore più volte non ve lo farà imparare a memoria. Ché questo – ci pare – non è un cd destinato a essere consumato per il troppo uso: è insomma un lavoro buono e compatto, in cui si è schierata un’interessante parata di strumenti: sax, flauto, tromba e trombone, e se vi piace il genere questo disco vi farà felici. Adatto a un viaggio del corpo o dell’anima, a un percorso anche lunghetto ma non siderale, “Hooverphonic presents…” è un posto in cui i brani stanno in bell’equilibrio. Il singolo un po’ à la 007 “The World is mine” traina per bene il resto del disco ma non è fulminante; le rarefatte “Others delight” e “Opium” sono canzoni ipnotiche e languide quanto basta, però, e anche “The kiss” sul finale ha una dignità rara nella sua essenzialità. La nostra preferenza va alla maestosa, corale “Day after day”, con il suo incedere tipico di una marcia e con il suo modo piuttosto crudele (e, per questo, più vero, direbbero alcuni. Ma ci sarebbe da discuterne) di tessere la trama del destino di Jackie. Caos organizzato, labirinti, voci che bisbigliano di continuo, “voci marinate nel vino e nel tabacco”: Jackie è una star, Jackie è una pazza. . Agli Hooverphonic spettava il compito di raccontarne la storia, a noi quello di ascoltarla – se ci va. Una, cinque o venticinque volte.


(Paola Maraone)

TRACKLIST

02. One
06. Jackie's delerium
09. Shampoo
11. Opium
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