«NOTHING'S IN VAIN (THIONO DU REER) - Youssou N'Dour» la recensione di Rockol

Youssou N'Dour - NOTHING'S IN VAIN (THIONO DU REER) - la recensione

Recensione del 30 ott 2002

La recensione

Ha dedicato quest’album alle donne, prima tra tutte alla mamma che era una cantastorie, e che gli è rimasta nel cuore. Come farà quest’album con voi: se vi piace il genere, s’intende. Rispetto al precedente “Joko” il nuovo disco è più “africano”, più tradizionale: le canzoni sono incise a Dakar, il respiro dei brani è caldo, intenso e per nulla affrettato, proprio come la terra da cui sono nate le ultime idee sonore di Youssou N’Dour. Che ha scelto anche di usare strumenti tradizionali, a parer nostro allontanandosi un poco dal suo abituale ruolo di “pescatore di musica” (così si definisce lui stesso) per tornare ad essere un misurato cantastorie d’Africa.
I temi trattati, a parte l’amore, sono come al solito quelli sociali, come in “Genne” e in “Africa, dream again”: anche se - come ha detto il suo autore - questo disco nasce con l’intento di "mostrare un volto poco conosciuto dell’Africa: quello positivo, vitale e gioioso della sua gente". La lingua usata è quasi sempre il wolofon, ovvero l’idioma ufficiale del Senegal: qua e là (“La femme est l’avenir de l’amour”, che per chi non avesse capito viene anche tradotta: “Women are the future of love”) fa capolino anche il francese.
In sostanza, “Nothing’s in vain” è un album molto poco “contaminato” e occidentale, rispetto a lavori come “Joko”: su tutto spicca la voce eccezionale di Youssou N’Dour, che con quel timbro e la capacità di modulare toni e semitoni potrebbe permettersi di interpretare (quasi) qualunque cosa.
Il disco piacerà di più ai puristi? Probabilmente. Diventerà un successo internazionale, come fece il brano “7 seconds” che riuscì addirittura ad arrivare in testa alle classifiche in Italia? Probabilmente no. L’importante è ascoltarlo più volte, con attenzione, sforzandosi di cambiare prospettiva. Canzoni come “Tan bi” o “Moor Ndaje” non possono definirsi orecchiabili, almeno non secondo i tradizionali canoni occidentali. Che comunque - insegna la storia - non è detto siano gli unici possibili, né i migliori...


(Paola Maraone)
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