«THE NAKED RIDE HOME - Jackson Browne» la recensione di Rockol

Jackson Browne - THE NAKED RIDE HOME - la recensione

Recensione del 17 ott 2002 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Ci sono cantanti che fanno parte a pieno titolo dell’immaginario rock americano. Forse non hanno la stessa fama di Springsteen o Dylan, ma hanno scritto canzoni e inciso dischi di pari livello a tali mostri sacri. Jackson Browne è uno di questi. Viene in mente una scena di “Forrest gump”: Tom Hanks che corre senza sosta sulle strade degli Stati Uniti, si ferma e il suo commento è: “Sono un po’ stanchino”. Le note di sottofondo sono quelle di “Running on empty”, title track di uno dei più importanti dischi della storia della musica americana. La voce è quella di Browne, ovviamente.
“The naked ride home” è il primo disco del cantautore californiano da sei anni a questa parte. Dopo “Looking east” (1996) uscì solo una raccolta con un paio di inediti. Jackson Browne non si è mai realmente allontanato dalle scene, come ci ha raccontato lui stesso nell’intervista pubblicata nei giorni scorsi. Ha continuato a fare concerti, e si è preso i suoi tempi. E la sensazione è che, nel frattempo, gli ascoltatori del rock si siano un po’ dimenticati della sua importanza. I due dischi degli anni ’90, eppure, erano prove comunque notevoli. Nulla di sconvolgente, ma egregi esercizi di stile nel solco della tradizione della musica californiana, e comunque migliori delle incerte prove degli anni ’80 (tipo “World in motion”).
Se la gente si fosse effettivamente dimenticata di Jackson Browne, se se lo ricordasse solo per “Stay” o poco più, sarebbe davvero un peccato. “The naked ride home” è un buon motivo per tornare a parlare di lui. Nessun capolavoro, intendiamoci. Ma un signor disco di rock, che conferma l’impronta scelta negli ultimi album. Abbandonato da tempo il songwriting pianistico ed intimista degli anni ’70, tralasciati gli esperimenti rock sovraprodotti di alcune cose degli anni ’80, Browne sembra avere trovato un equilibrio tra le diversi componenti della sua musica. Nel disco si alternano con sapienza il mid-tempo melodico (la title track, forse il pezzo più bello del disco), il brano rock (il singolo “Night inside me”), le influenze caraibiche (“For taking the trouble”), le lunghe suite (come “Sergio Leone”, dedicata al regista italiano), le ballate pianistiche (lo stupendo 1-2 finale di “Don’t you want to be there” e “My stunning mistery companion”)
Anche nei testi c’è un equilibrio tra la componente più romantica e quella più sociale, che in momenti diversi della carriera avevano avuto la meglio. E poi, c’è quella stupenda voce calda, che potrebbe anche cantare un elenco del telefono e farlo sembrare interessante…
Insomma, “The naked ride home” è un album degno del nome che lo firma: intenso, avvolgente, mai banale. Un ottimo punto di partenza per riscoprire un grande della musica rock americana.

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.