«UNO COME TE - Gigi D'Alessio» la recensione di Rockol

Gigi D'Alessio - UNO COME TE - la recensione

Recensione del 03 ott 2002

La recensione

Dice che ci ha meditato sopra, che questo disco è frutto di una lunga meditazione, che mai gli era capitato di metterci addirittura un anno e mezzo per comporre un album. L’inarrestabile, prolifico, strabordante Gigi D’Alessio ancora una volta sorprende tutti, e tira in porta con “Uno come te”, che lui stesso definisce un album “pensato, soprattutto nei dettagli”, e che in effetti può contare su un’ottima produzione e su musicisti di prim’ordine: tra gli altri qui dentro ci sono Pino Palladino (che ora è al lavoro con gli Who) e Michael Thompson, “capace di proporti quaranta tracce di chitarra diverse per lo stesso brano, e poi di farti scegliere”.
Del resto ormai Gigi vola alto, è uno che in certe zone riempie persino gli stadi, uno che - amato com’è - si trova a dover contrastare più di altri il dilagante fenomeno della pirateria, e che per convincere i suoi fan a comprare il disco originale arriva a inserirci dentro un coupon abbinato a un concorso. Chi vince il concorso vince Gigi, o meglio vince una sua visita a casa e un concerto privato, e se ci riflettiamo non è male per niente che oggi per vendere copie un musicista debba andare sul serio dalla gente.
Per il resto, e tornando al disco nello specifico, dai testi e dalla musica risulta subito chiaro che D’Alessio abbia tutte le intenzioni di continuare a seguire un fortunato filone - quello della canzone “napuletana” - attualizzata nei suoni e moderna anche nelle parole, in modo da conquistare un pubblico giovane e non solo le mamme nostalgiche che ormai appartengono a un’altra generazione. Niente guizzi e niente sorprese, ma un lavoro nel complesso equilibrato: la nona traccia qui dentro è “Mi vida”, perché un brano spagnolo oggi come oggi non lo si nega a nessuno, mentre la sesta, “Un nuovo bacio”, è un duetto con Anna Tatangelo, perché una voce femminile in un disco ci sta bene. “Non mollare mai” è una riflessione un po’ amarcord che invita a essere forti, “Non odiarmi mai” invece, nobile variazione sul tema, è un canto d’amore in cui un uomo invita la sua donna a perdonargli l’ennesimo tradimento (ma il brano è autoreferenziale?). La canzone più bella, però, è “Donna Sofì”: dedicata alla Loren, cantata in dialetto come l’ultima traccia “Caro Renato” (indirizzata invece a Carosone), è l’unica capace davvero di far rivivere una certa atmosfera. Che in tutti gli altri casi cede invece (forse tristemente, forse no) il passo a una musica “manipolabile attraverso un joystick; come in un videogioco”. L’immagine, badate, è di Gigi D’Alessio.


(Paola Maraone)
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